lunedì 11 luglio 2011

SETTE GIORNI PER UN CALZINO

Tra le grandi domande dell’umanità (cosa c’è dopo la morte? Da dove veniamo? Qual è lo scopo nella nostra vita?) un’altra accompagna le mie riflessioni quotidiane da quando ho Elrond: ma quanto tempo può restare un calzino nell’intestino di un cane?

La scienza è interdetta. La filosofia si arrovella. Le religioni dibattono. Fatto sta che Elrond sta provando a darmi risposta.

Nei 20 mesi della sua vita ha già fatto fuori la bellezza di 7 calzini e uno slip (minislip) di Simona. Tutti rimessi in libertà dal lato A (la bocca) o dal lato B (non c’è bisogno di specificare, credo abbiate capito)! Di solito hanno stazionato per un paio di giorni.

Ora non fraintendetemi, non la prendo alla leggera. Come scrisse Woody Allen – uno che di ironia se ne intende: “La comicità è tragedia + tempo”. Questo per dire che ogni volta che abbiamo scoperto il nostro diavoletto mentre divorava un nostro piccolo capo d’abbigliamento siamo stati colti da ansia e nervosismo. E in un paio di casi abbiamo subito provveduto facendogli ingurgitare (su consiglio del veterinario) un po’ di acqua ossigenata che ha una potenza pro-vomito più terrificante della visione di uno dei capitoli della saga di SAW.

In due o tre casi non ce ne siamo accorti al momento del fattaccio, ma solo in quello dell’espulsione. Come quando una mattina, mentre avevo un ospite importante a casa mia, lo vedo improvvisamente dare di stomaco una sorta di “alien” sul mio pavimento bianco. Pensate a me di fronte a questo ospite, mentre il mio cane (di cui fino a pochi secondi prima avevo tessuto le lodi per la sua intelligenza, pulizia e docilità) divarica la fauci come un essere di un altro pianeta e lascia uscire una forma immonda (rivelatasi poi, infatti, un bel calzino nero preso chissà dove).

Tutto questo capitava l’anno scorso. Poi abbiamo imparato a non lasciare nulla di intimo alla sua portata o ha imparato lui a non prendere più nulla. Fino a una decina di giorni fa.

Simona va a fare la doccia. Lascia in bagno due pedalini (quei piccoli calzini bianchi che si usano nelle scarpe basse e che, per la loro qualità di sparire alla vista di chi guarda, sono detti anche “fantasmini”). E cosa più grave: lascia la porta aperta. Dopo un po’, mentre sono al computer, mi viene il dubbio che c’è troppo silenzio in casa.  La suspence sale. Arrivo al pouf di Elrond ed ecco che il mio incubo si materializza: mezzo calzino è già sparito nelle sue fauci. Appena mi vede, lo inghiotte in un sol boccone! Provo ad aprirgli le fauci per tirarlo fuori. Ma sono serrate peggio di quelle di un pitbull assetato di vendetta!

La mia incazzatura è solo pari allo sconforto! Sono arrabbiato per la leggerezza di Simona e scoraggiato da queste “monellerie” (pericolose) di quello che ormai non è più un cucciolo.  Logicamente i danni avvengono sempre di sabato sera o di domenica, il momento peggiore per chiedere consiglio al veterinario. Ho sempre un grande riserbo e quindi opto per il non disturbarlo, memore delle tante “evacuazioni pericolose” di Elrond che per esperienza ha sempre cacciato via ciò che non dovrebbe essere nel suo stomaco.

Proviamo non senza difficoltà a somministrargli un po’ di acqua ossigenata, ma temendo di “avvelenarlo” gliene diamo solo un po’. Niente, resiste e non vomita. Intanto arriviamo a lunedì e del pedalino ancora nessuna traccia. Divento una specie di archeologo delle feci, esaminando con fare sospetto e disgustato i resti fisiologici che Elrond semina per strada. Una signora mi guarda osservare (e aprire con un lungo ramo secco)  una scultura morbida di escrementi del mio cane e dalla faccia schifata capisco che mi ha scambiato per un maniaco con qualche pericolosa disfunzione mentale. Io le sorrido come un ebete.

Chiamo preoccupato il veterinario il quale si arrabbia perché non l’ho interpellato subito. Dice che il pericolo che resti nell’intestino è reale e non devo peccare di leggerezza. Gli rispondo che per ora è sempre regolare. Feci mattina e sera, senza nessun intoppo. Mi consiglia un pappone di patate bollite reso purè. Elrond apprezza, ma del calzino nulla. L’unico risultato sono escrementi di un bel giallo dorato.

Passano i giorni. Ogni uscita, arrivato il momento dell’evacuazione, per me è un thriller. La farà o non la farà? E ogni volta torno a casa rincuorato. Ormai sono passati 6 giorni. Mi convinco che l’ha espulso senza accorgermene. Tiro un sospiro di sollievo.

La mattina del settimo giorno dopo il ritorno dall’uscita mattutina, improvvisamente, Elrond vomita e lì dentro cosa troviamo? Il fantasmino scomparso! Un’apparizione!

E la risposta incredibile alla mia domanda. Un calzino può rimanere anche una settimana dentro lo stomaco di un cane. Incredibile! Da quel giorno nessun calzino si trova a meno di 2 metri d’altezza dal pavimento (non ci tengo a vedere se il record può essere battuto).
  

1 commento:

  1. grande il passaggio sulla disfunzione mentale ed il riso ebete!!! consolati, il fratellino Bardo due giorni fa ha espulso nelle feci la chiave del lucchetto del suo box, appena sverminato il cane pensavo fossero vermi dopo aver delicatamente smosso ed ispezionato la sua cacca, probabilmente preda della stessa grave disfunzione mentale... erano vermi speciali, durissimi, ad un ulteriore esame compare un anello di ferro ed una chiave quasi violacea, semisditrutta dai succhi gastrici. la prossima volta gli darò per cena il lucchetto chiuso, il giorno dopo la chiave, così il terzo giorno vedremo nella cacca il lucchetto aperto.... è un maledetto fachiro!!!

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