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venerdì 27 agosto 2010

CHI E’ ELROND? – Parte II : le uscite

elrond e i bambini

E veniamo ad un altro capitolo della vita del buon Elrond, il nostro primo border collie (primo?? perché ce ne saranno altri???). Questa volta dedicata alla sfera dell’uscita.
Come ogni buon cane che si rispetti (certo non parlo degli Shar-pei – che si mimetizzano sui divani e ne acquistano le stesse caratteristiche di dinamismo e vitalità.. tanto che il nome completo e scientifico della razza è: Shar-pei Sofà o degli altri simpatici cagnolini d’appartamento che amano le strade come chi soffre di vertigini adora buttarsi col paracadute), Elrond - pur stando bene tra le pareti domestiche – si getta sempre con grande entusiasmo tra le fauci del Mondo esterno.

Stairs surfing
Però non mostra mai segni di impazienza o di follia in prossimità della porta. non corre verso il guinzaglio o si mette a saltellare come un giullare nella stanza barocca di Enrico IV. Io o Simona gli diciamo “usciamo” e lui ci guarda con una certa luce che brilla negli occhi color nocciola. Quasi un sorriso si apre nel suo volto e le sue lunghe orecchie si irrigidiscono ancora di più, raggiungono vette inedite. Aspetta in posizione di “terra” nel piccolo disimpegno tra i nostri due bagni, mentre ci prepariamo per uscire. ci guarda senza mai perderci di vista. non ama assolutamente essere “abbandonato” a casa. Poi una volta che ci avviamo alla porta, sempre stando attendo all’albero/attaccapanni (leggi qui se hai perso il racconto su questo “essere” che lui rispetta), si siede in attesa del collare o della pettorina (preferendo il primo alla seconda. Mentre per il collare prostra gentilmente e con piacere il collo come una vittima di una decapitazione che va incontro con fierezza al suo destino e si dà al boia con tranquillità, per la pettorina “Trixie Easywalk”, lui si mette rigido e indifferente, facendosi afferrare, ma opponendo una leggera e impercettibile resistenza passiva, come se fosse impagliato o come un Ghandi che si ribella con nonviolenza! mi ricorda la frase di Carmelo Bene “sembrava quasi un pinocchio autistico!”).

Prima di affrontare le scale mi guarda e quando ha l’ok comincia a correre. hai voglia a dirgli “piano”! lui è una piccola scheggia e io, che lo tengo con il guinzaglio, sembro praticare una nuova disciplina di sci acquatico, senza acqua, ma con gradini. Lo stairs surfing, potrebbe chiamarsi. Qualcuno potrebbe rispondermi: beh, perché non lo lasci correre da solo per i tre piani di scale? un regolamento condominiale vieta questa libertà. e un paio di volte, tra le tante in cui ce ne siamo infischiati, Elrond non si è intrufolato nell’appartamento aperto della signora del primo piano?! (tra l’altro una megera: magra come una mazza di scopa, scavata in volto, capelli gialli e secchi come stoppa e volgare come un tipico esempio del retaggio della vecchia e un po’ sudicia Salerno. Perché si infila lì? perché c’è un piccolo Shitzu – che, poverino, spesso e volentieri dimenticano fuori dalla porta. Ma questa è un’altra storia e una volta o l’altra la racconterò).

Il lungomare val bene una messa!

Arrivati in strada il suo pensiero fisso non è camminare, passeggiare o godersi lo spettacolo, bensì caracollarsi sul lungomare, che nella sua mente è una luna park. E non posso dargli torto. avendo eliminato molti dei giocattoli a casa, per dargli un pò di regole e non rendere l’appartamento una rovina post-atomica, abbiamo trasferito il “momento ludico” in strada e in particolare proprio sul lungomare. quindi per lui camminare in strada significa raggiungere il prima possibile il luogo eletto. Elrond ha imparato a riconoscere ogni “affluente” che dal corso principale porta a questa “croisette” in salsa meridionale (a sinistra ne vedete un’immagine serale)  e così appena si profila una di queste strade, testa giù e forza di un piccolo trattore per portarci a giocare.
A volte resistiamo, a volte lo assecondiamo (si deve anche passeggiare, non si può correre dietro una pallina tutte le sante volte che si lascia casa). lo schema è questo di solito:

da mattina a notte sempre con lui

1) mattina sveglia in orario compreso tra le 8 e le 9. Elrond non dorme più nel trasportino da un paio di mesi e quindi di notte staziona tra studio e la nostra camera da letto. di primissimo mattino lo si vede aggirarsi ai bordi del nostro letto, come uno squalo che aspetta che qualcuno cada a mare dalla propria piccola imbarcazione. non si azzarda a salire, ma viene a controllare se per caso non siamo svegli. un annusatina in faccia e capisce subito che il sonno ci ha ancora come sui prigionieri. rumore di ossa che schiaffeggiano il pavimento (non si adagia sulle piastrelle, ma proprio ci sbatte con un tonfo terrificante) ed eccolo che torna a dormire, finché non sono io ad alzarmi. L’uscita mattutina è dedicata al gioco sul lungomare. appena arrivato tra le aiuole mi guarda, si volta verso di me e con un’espressione da scugnizzo mi chiede “e allora, la tiri fuori la pallina?”. e io lo libero del guinzaglio e comincio la mia routine di gioco. ma sarà vero gioco o per lui è lavoro? (aspetto vostre risposte miei saggi borderisti e non solo). lui fa dei percorsi, tipo agility, seguendo la mano con incredibile precisione tra le varie aiuole e gli alberi e alla fine gli tiro la palla che lui prende quasi sempre al volo, riportandomela o aspettando che io lo rincorra. torniamo a casa dopo un’oretta o poco più (certo non correndo sempre. cerco di dargli riposo sennò mi esplode!)

2) ora di pranzo. si esce verso le 13. in estate la temperatura dalle nostre parti rasenta quelle africane. e non si vede una nuvola da mesi. quindi preferisco non portarlo al lungomare dove mi renderebbe la vita impossibile per poter aver ancora la sua dose di palla (drogato!): caldo o non caldo! quindi si passeggia per una mezzoretta sul corso pedonale. manco a dirlo: il suo sguardo malinconico è sempre proiettato verso il luogo dei desideri, dove il mare carezza la riva, dove le palme crescono rigogliose, dove tanti cani spargono i loro delicati effluvi a zampetta alzata o sedendosi per terra, dove bici e uomini si alternano in preziose coreografie! ma deve passeggiare e passeggia.

3) intorno alle 18/18:30 si esce ancora per la “serale”. durata di oltre 2 ore. lungomare ancora! prima dell’eczema che ancora affligge la sua zampa anteriore, andavano anche in spiaggia. ora il veterinario ce l’ha sconsigliata e quindi si corre ancora sulle zone verdi dei piccoli prati ridimensionati ad aiuole.

4) notturna. dopo il film che praticamente ogni sera io e simo ci gustiamo, salutiamo il giorno che muore con un’ultima uscita. giusto il tempo di innaffiare con la sua pipì qualche auto parcheggiata e qualche pezzo di muro, dove altri cani hanno osato lasciare traccia della propria presenza.

questa è la routine, ma spesso ci scappano altre uscite, perché provo a portare Elrond sempre con me. quando raggiungo BlockBuster, quando vado dal medico, quando devo comprare qualcosa, quando devo sbrigare qualche servizio. ovunque io possa portarlo senza creare intralci o problemi, lui è con me.

e coì sia. fine della seconda parte. ma ce ne saranno ancora, se avrete voglia di leggerle.

giovedì 11 febbraio 2010

IL PORTO DELLE NEBBIE – passeggiando col border collie

Ci sono certe mattine che portano impresse nel petto una poesia naturale. E scopri che portare fuori il tuo border collie alle 8 (io che prima di Elrond non mi alzavo mai prima delle 9:30/10) non ha alcun peso e non può essere associato alla parola sacrificio.

 

Stamani io ed Elrond abbiamo fatto un giro sul porto. Dentro l’aria bagnata e il cielo orlato da nubi vaporose, morbide, stracciate. Il mare urlava contro gli scogli, furioso e schiumante. E l’odore antico della salsedine si alzava in folate orizzontali. Io e il mio Elrond. Io e il mio cane, anche se ancora cucciolo.

 

La pioggia è stretta e fitta. Ma innocua. Elrond sembra non avvertirla, tranne quando si strizza nella tipica “Mossa” da cane fradicio. incontriamo una signora con un beagle ben bardato in una dog jacket azzurra, molto trendy. Vede Elrond e quasi scandalizzata mi chiede : “ma non glielo metti il cappottino?”. Io la guardo sorridente e rispondo “no, è un cane da pastore che viene dai paesi freddi… si abituerà al freddo e alla pioggia”. Ma dentro di me penso: “Non gli infilerei un cappotto o una giacchetta neanche se mi pagassero. Odio i cani umanizzati”.

 

Il porto coperto da questa nebbiolina di pioggia è silenzioso, tranne per il frangersi delle acque contro la chiglia delle imbarcazioni ormeggiate e per il mare che borbotta in onde grosse. E’ uno spettacolo incantevole ed Elrond ne sembra affascinato. Quando il mare sale sugli argini e prova a lambire le sue belle zampe grandi lui si spaventa e si ritrae. Ma è roba da poco, Elrond non è un cane pauroso.

 

occhio in sfocus Mi accorgo di quanto io sia legato al mare e di quanto sia bello avere un cane accanto che ti guarda per sapere “cosa fare”, quale direzione prendere o semplicemente per implorarti a dargli del cibo (eh sì Elrond è pur sempre un borderciccio! Ho visto altri cani in giro, ne conosco tanti, ma il modo in cui ti guarda un border collie mi sembra unico. In tutta sincerità.

lunedì 8 febbraio 2010

ELROND ON THE BEACH

Tre mesi - col bastoncino

 

Quando abbiamo deciso di prendere un cane, o meglio: un border collie (che a volte sembra, parlando con tanti borderisti o semplici parvenu del mondo cinofilo, fare specie a sé piuttosto che “semplice” razza del mondo canino) avevamo un pensiero in mente ben preciso: dedicargli del tempo.

 

E onestamente non si può dire che abbiamo tradito questa intenzione. Siamo sempre con il piccolo Elrond e non perdiamo occasione per fare qualcosa con lui. Non ci limitiamo a fargli l’elemosina di una veloce scappatella giù in strada per dar sfogo ai suoi bisogni corporali. Noi “usciamo” con lui. Facciamo lunghe passeggiate e non si sta mai meno di un’ora, un’ora e mezza a perlustrare le strade (che solo ora mi rendo conto essere sporchissime con cartacce e altro a trapuntare il manto asfaltato) o a battere in lungo e in largo il lungomare.

 

Oggi siamo già usciti 2 volte e ora stiamo per riprendere guinzaglio e paletta (no, non faremo castelli di sabbia… Elrond piuttosto è specializzato in architetture diciamo così più “organiche” e ne fa di imponenti!) per tornare a calcare i palcoscenici cittadini.

 

Il sole stempera questa fredda giornata di febbraio battuta da un vento sottile e che crede di essere siberiano. cielo perfetto. siamo stati in spiaggia che oggi sembrava leggermente più pulita del solito. io e Simona armati di palla (un pallone in miniatura, a dire il vero, regalatomi l’anno scorso dal nostro sponsor del Giffoni Film Festival: Diadora e che ormai non vedrà più i suoi gonfi fasti, grazie alle punture poco indolori degli aghi di Elrond) siamo scesi sulla rena di Santa Teresa. Finalmente si corre! L’asfalto ci ha detto la “nostra” Cristina di Petrademone fa male ai suoi cuscinetti delle zampe e così abbiamo cercato qualcosa di morbido.

 

E’ sempre uno spettacolo vederlo predare la palla. Si appiattisce al terreno come se fosse una sogliola in pelliccia e incassa la testa nelle spalle come un ghepardo nella radura della Savana. Attento e puntuto quasi si trattasse di una corsa per la vita o la morte. Lancio! Scatta come un fulmine. L’afferra al volo a volte capriolando sulla palla in movimento. Addio manto nero e bianco, ora è nero e giallastro come i denti usurati di un fumatore di Istanbul!

 

A volte riporta la palla fino a noi, ma senza mai lasciarla tanto, altre volte segue un suo itinerario invisibile e si direzione verso una base che vede solo lui. Ma in tutti i casi non è facile che si separi da questo pallone sgonfiato. Se ne va in giro come se avesse un gigantesco ascesso che fuoriesce dalle labbra.

 

Dopo un pò arrivano sulla spiaggia Luna (il suo amore che in questi giorni ha subito l’operazione di sterilizzazione e ancora non è tornata quella di un tempo in quanto a grinta e a giocosità ed Elrond deve essersene accorto) e i due bellissimi cani di un giovane scrittore di gialli, Gianluca Durante: un husky (che ulula da brividi e purtroppo soffre di epilessia) e un setter (melanconico come un personaggio di Gente di Dublino). Ma Elrond non li teme, giusto un sano rispetto. Non si prende confidenze che non gli sono dovute. Li guarda a distanza e quando Set (l’husky) si avvicina col passo pesante di un imperatore che ne ha viste tante, lui lascia la palla e si allontana un po’ deferente.

 

Stare con Elrond, comunque, non è mai tempo sprecato, non è mai tempo sottratto a qualcosa. E’ tempo prezioso e ogni giorno che passa siamo più felici di aver scelto lui come nostro compagno di viaggio!

domenica 24 gennaio 2010

UNA DOMENICA DI ORDINARIA FOLLIA

Domenica mattina in technicolor. Di luce splendida e di mite calore. Il lungomare straripa di gente. Di una carovana di marmocchi vestiti da carnevale e di frotte di cani nuovi al guinzaglio per la loro “uscita della domenica”, appunto. Noi siamo habitué del luogo quindi lo attraversiamo con quel senso di snobismo aristocratico di chi si trova improvvisamente in mezzo a una folla di parvenu.

 

Raggiungiamo subito la Spiaggia di Santa Teresa muovendoci a difficoltà tra la selva di gambe e il prato di coriandoli che trapuntano questo lungo “parco” orizzontale di giardinetti, panchine, palme e mare laterale. L’unico luogo appena decente dove dare una parvenza di libertà ai nostri cani (Salerno, che peraltro è una cittadina dignitosa, carina e molto ben funzionante per gli standard meridionali, vanta una delle peggiori “propensioni” al cane che io abbia riscontrato in giro. Non c’è un contenitore dove gettare i suoi bisogni, non c’è un dog park, non uno dei parchi cittadini è accessibile ai nostri amici zamputi… mah!), anche se c’è il divieto totale di portarli senza guinzaglio (regola che moltissimi – tra cui spesso io – disattendono).

 

Con luna - insieme Arriviamo in spiaggia e il primo incontro è con l’amore di Elrond: Luna (nella foto mentre passeggia con il “nostro”). Al duetto delle follie si aggiunge oggi l’antico cane cinese dei miei genitori in trasferta. Stavolta proviamo un campo neutro per vedere se si riesce a non farli scannare.

 

Rea, la shar-pei, è al guinzaglio mentre i due fidanzatini sono sciolti e liberi di giocare. Rea è su di giri e vorrebbe unirsi all’idillio ludico. E comincia a sbavare. Letteralmente. Trovo quantomeno nauseante la vista di un cane che sbrodola e raglia come un asino! Comunque mio padre si è deciso a liberarla ed anche lei ha provato a unirsi ai festeggiamenti da spiaggia. Stavolta è andata molto meglio, anche se non so se Elrond avesse proprio intenzioni giocose, perché nel suo ringhio e nei suoi morsetti di difesa sembra molto più accigliato e cattivo rispetto al solito.

 

Presto sono arrivati sulla spiaggia altri due cuccioloni. Un golden retriever di 5 mesi (Kibo) e un cocker saltellante di un anno (Charlie). Hanno messo a soqquadro la spiaggia.. specialmente con il biondo Charlie che ad un certo punto si è avviato verso il mare, oggi piatto come il petto di una modella anoressica. Ma mentre questi ha fatto una finta ed è tornato indietro, il buon Elrond impavido come un cavaliere della tavola rotonda e sciagurato come un liceale alla sua prima gita: si è lanciato nelle fredde acque mediterranee con un balzo degno del padre Aragorn (campione di agility). E non si è fermato a questo. Ha cominciato a nuotare sotto lo sguardo divertito e sgomento della folla. Io inizialmente sono stato preso dal tipico panico di un genitore alle prime armi che vede il figlio improvvisamente in fin di vita. Ero già pronto a spogliarmi e gettarmi per salvarlo, ma poi l’ho visto nuotare indietro verso la riva con quella sua testolina furba a pelo d’acqua! un incanto. subito spezzato dalla sua vista una volta sulla spiaggia. tutto bagnato sembrava un altro. piccolo e striminzito come un cane randagio, un meticcio abbandonato e maltrattato, un avanzo di canile senza speranze!

 

L’acqua fredda non ha spento però i suoi bollenti spiriti. Subito di nuovo alla corsa. subito ad inseguire il suo amico Charlie o a rotolarsi nella sabbia, forse per darmi prova di quella “leggenda metropolitana” del pelo autopulente dei border. Che poi di leggenda assolutamente non si tratta. Dopo qualche decina di minuti, mentre eravamo di ritorno a casa sembrava immacolato. non un briciolo di sabbia, nessun segno delle scorribande arenili, nessun odore particolare. Il pelo era quello di prima.

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