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lunedì 11 luglio 2011

SETTE GIORNI PER UN CALZINO

Tra le grandi domande dell’umanità (cosa c’è dopo la morte? Da dove veniamo? Qual è lo scopo nella nostra vita?) un’altra accompagna le mie riflessioni quotidiane da quando ho Elrond: ma quanto tempo può restare un calzino nell’intestino di un cane?

La scienza è interdetta. La filosofia si arrovella. Le religioni dibattono. Fatto sta che Elrond sta provando a darmi risposta.

Nei 20 mesi della sua vita ha già fatto fuori la bellezza di 7 calzini e uno slip (minislip) di Simona. Tutti rimessi in libertà dal lato A (la bocca) o dal lato B (non c’è bisogno di specificare, credo abbiate capito)! Di solito hanno stazionato per un paio di giorni.

Ora non fraintendetemi, non la prendo alla leggera. Come scrisse Woody Allen – uno che di ironia se ne intende: “La comicità è tragedia + tempo”. Questo per dire che ogni volta che abbiamo scoperto il nostro diavoletto mentre divorava un nostro piccolo capo d’abbigliamento siamo stati colti da ansia e nervosismo. E in un paio di casi abbiamo subito provveduto facendogli ingurgitare (su consiglio del veterinario) un po’ di acqua ossigenata che ha una potenza pro-vomito più terrificante della visione di uno dei capitoli della saga di SAW.

In due o tre casi non ce ne siamo accorti al momento del fattaccio, ma solo in quello dell’espulsione. Come quando una mattina, mentre avevo un ospite importante a casa mia, lo vedo improvvisamente dare di stomaco una sorta di “alien” sul mio pavimento bianco. Pensate a me di fronte a questo ospite, mentre il mio cane (di cui fino a pochi secondi prima avevo tessuto le lodi per la sua intelligenza, pulizia e docilità) divarica la fauci come un essere di un altro pianeta e lascia uscire una forma immonda (rivelatasi poi, infatti, un bel calzino nero preso chissà dove).

Tutto questo capitava l’anno scorso. Poi abbiamo imparato a non lasciare nulla di intimo alla sua portata o ha imparato lui a non prendere più nulla. Fino a una decina di giorni fa.

Simona va a fare la doccia. Lascia in bagno due pedalini (quei piccoli calzini bianchi che si usano nelle scarpe basse e che, per la loro qualità di sparire alla vista di chi guarda, sono detti anche “fantasmini”). E cosa più grave: lascia la porta aperta. Dopo un po’, mentre sono al computer, mi viene il dubbio che c’è troppo silenzio in casa.  La suspence sale. Arrivo al pouf di Elrond ed ecco che il mio incubo si materializza: mezzo calzino è già sparito nelle sue fauci. Appena mi vede, lo inghiotte in un sol boccone! Provo ad aprirgli le fauci per tirarlo fuori. Ma sono serrate peggio di quelle di un pitbull assetato di vendetta!

La mia incazzatura è solo pari allo sconforto! Sono arrabbiato per la leggerezza di Simona e scoraggiato da queste “monellerie” (pericolose) di quello che ormai non è più un cucciolo.  Logicamente i danni avvengono sempre di sabato sera o di domenica, il momento peggiore per chiedere consiglio al veterinario. Ho sempre un grande riserbo e quindi opto per il non disturbarlo, memore delle tante “evacuazioni pericolose” di Elrond che per esperienza ha sempre cacciato via ciò che non dovrebbe essere nel suo stomaco.

Proviamo non senza difficoltà a somministrargli un po’ di acqua ossigenata, ma temendo di “avvelenarlo” gliene diamo solo un po’. Niente, resiste e non vomita. Intanto arriviamo a lunedì e del pedalino ancora nessuna traccia. Divento una specie di archeologo delle feci, esaminando con fare sospetto e disgustato i resti fisiologici che Elrond semina per strada. Una signora mi guarda osservare (e aprire con un lungo ramo secco)  una scultura morbida di escrementi del mio cane e dalla faccia schifata capisco che mi ha scambiato per un maniaco con qualche pericolosa disfunzione mentale. Io le sorrido come un ebete.

Chiamo preoccupato il veterinario il quale si arrabbia perché non l’ho interpellato subito. Dice che il pericolo che resti nell’intestino è reale e non devo peccare di leggerezza. Gli rispondo che per ora è sempre regolare. Feci mattina e sera, senza nessun intoppo. Mi consiglia un pappone di patate bollite reso purè. Elrond apprezza, ma del calzino nulla. L’unico risultato sono escrementi di un bel giallo dorato.

Passano i giorni. Ogni uscita, arrivato il momento dell’evacuazione, per me è un thriller. La farà o non la farà? E ogni volta torno a casa rincuorato. Ormai sono passati 6 giorni. Mi convinco che l’ha espulso senza accorgermene. Tiro un sospiro di sollievo.

La mattina del settimo giorno dopo il ritorno dall’uscita mattutina, improvvisamente, Elrond vomita e lì dentro cosa troviamo? Il fantasmino scomparso! Un’apparizione!

E la risposta incredibile alla mia domanda. Un calzino può rimanere anche una settimana dentro lo stomaco di un cane. Incredibile! Da quel giorno nessun calzino si trova a meno di 2 metri d’altezza dal pavimento (non ci tengo a vedere se il record può essere battuto).
  

lunedì 4 luglio 2011

QUANDO IL BORDER COLLIE DIVENNE UN IPPOPOTAMO

Prima di prendere un cane non potevo immaginare che la vita insieme sarebbe stata costellata di tanti piccoli incidenti, di ansie da prestazione (cioè sul come tenerlo al meglio) , da angosce ipocondriache, da una interminabile “serie di sfortunati eventi”(citando il film “Lemony Snicket”) .

Elrond, barone di Petrademone, sin dall’inizio della sua vita con noi si è dimostrato un ostinato cacciatore di guai. Dalla zampa quasi fratturata a 5 mesi alla erlichiosi (la malattia delle zecche) presa lo scorso anno, dall’hot spot curato con bendaggi e collare elisabettiano a una forma temporanea di piccola alopecia sul muso, da calzini ingurgitati (ed espulsi) con famelica ingordigia al sangue nelle feci (che alla fine non era assolutamente nulla di grave). Il campionario di spaventi che io e Simona ci siamo presi ha messo a dura prova le nostre fragili coronarie. Per dei tipi apprensivi come noi, anche un suo starnuto può diventare causa di interminabili ricerche su internet – che mi sento di sconsigliare vivamente a chiunque avesse qualche dubbio medico sia per sé che per i propri cari, a dar conto alle ricerche su google una semplice cefalea può essere il sintomo sicuro di un tumore cerebrale - e corse dal veterinario.

Ultimo sfortunato evento in ordine di tempo è capitato il 16 giugno scorso. Ecco la cronaca di questa mattinata di terrore.

Sto per andare al lavoro. Ma prima di questo devo portare l’auto in concessionaria per un tagliando. Gioco con Elrond, ma questa volta non seguo la solita routine che prevede un po’ di esercizio fisico al campo sportivo di Giffoni – con corse sfrenate insieme. Non ho il tempo per farlo. così gioco nel patio di casa. Tira&molla con la corda intrecciata, lancio della pallina e amenità del genere. Lascio Elrond a Simona e mi avvio dal mio amico che prenderà in consegna l’auto per portarla al concessionario per il tagliando. Gli do le chiavi dell’auto e mi avvio verso la Cittadella del Cinema, il mio posto di lavoro. Arriva una telefonata da Simo. Il suo nome sul cellulare già mi preoccupa. l’ho lasciata da 5 minuti, perché dovrebbe chiamarmi?

Apro una parentesi su Simona. Lei è famosa per la sua inclinazione drammatica nella percezione dell’esistenza. Nel senso che ha la capacità di ingigantire qualsiasi accadimento tanto da farlo diventare un evento! Più volte ho rischiato l’infarto per i suoi allarmi lanciati in casa, praticamente per nulla. “Manlio corri!” arrivo in cucina, per esempio, e trovo semmai un po’ d’acqua in terra. Ma così poca che anche una zanzara la rifiuterebbe come pozzanghera in cui depositare i propri zanzarini! Oppure esordisce al telefono: “devo dirti una cosa importante”. Io comincio ad agitarmi e alla fine era qualcosa di talmente poco significativo che avrei voglia di mangiarmi il cellulare! Lei è fatta così, ha un tono e una espressione delle emozioni sempre molto “plateali”. Chiusa parentesi.

Eravamo alla telefonata.
“Dimmi Simo che c’è?”
“Una cosa grave…. Elrond ha un bubbone vicino all’occhio”
Io sospiro, immagino questo rigonfiamento invisibile ad occhio nudo ed anche al microscopio.
“No davvero, Manlio, si sta gonfiando”.
“Simo, ho già dato le chiavi dell’auto. Forse te lo stai immaginando”.

Lei non è convinta, ma chiudiamo la telefonata. Passa un minuto e mezzo. Ora è quasi isterica al telefono “Gli si sta gonfiando la faccia! Sta diventando come un pallone”. Comincio ad innervosirmi! Non ho più l’auto e a casa si sta consumando una tragedia. Faccio una corsa. Per fortuna l’amico a cui ho dato le chiavi è un “perditempo olimpionico”. Dote che di solito mi dà sui nervi, ma questa volta si rivela preziosa. Ancora non si è mosso con la mia auto e così posso recuperarla per fiondarmi a vedere se Elrond davvero si sta gonfiando o è Simona ad aver dilatato la verità.

Arrivo a casa in 2 minuti netti. Apro la porta e mi trovo di fronte un cane che vagamente somiglia a Elrond. Ha la testa 2 volte la sua! Il suo muso stretto e regale ha lasciato il posto al volto di un ippopotamo bianconero (eventuali riferimenti a juventini è assolutamente non voluto). I livelli della mia apprensione raggiungono vertiginosamente lo stato d’allarme  rosso. Il primo sintomo è che smetto di ragionare e la paura sottrae sangue al mio cervello. Agisco, prima di pensare. Così carico subito Elrond in auto, trascino Simona in ciabatte accanto al posto di guida. Abbiamo già sentito il veterinario, Luca, che ci dice di portarlo subito da lui perché si tratta di uno shock anafilattico. Chissà forse causato da una puntura di vespa.

Giffoni – Salerno. 25 km di strade tortuose percorsi nel tempo record di 16  minuti, quando di solito ne impiego più del doppio. Sorpasso che sembro Schumacher ai tempi d’oro. Infrango almeno 13 leggi stradali (tipo sorpasso col rosso e doppia striscia continua) rischiando di perdere più punti sulla patente di quanto se ne possano accumulare in 3 esistenze.

Mentre guido come un forsennato cerco di capire cosa abbia potuto procurargli questa reazione allergica. È incredibile, ogni mattina da mesi facciamo una strada di simil-campagna con tanti insetti, erbacce e cose del genere e non gli è mai successo nulla, la prima mattina che restiamo nel pulito e tranquillo patio di casa mi ritrovo un cane gonfiato ad elio!

Arriviamo a destinazione. Apro lo sportello di dietro dell’auto e ci accorgiamo di aver dimenticato il guinzaglio a casa. Abbiamo parcheggiato a poche decine di metri dal veterinario, ma attraversare la strada n queste zona di Salerno con Elrond senza guinzaglio equivale a mandarlo a sicura morte! C’è il traffico di punta di una città in cui sembra che la mattina nessuno lavori! Ah benedetto Sud!

Non mi perdo d’animo. Mi sfilo la cintura Diesel dai pantaloni e la faccio passare nell’anello del collare. Lo affido a Simona, mentre vado a mettere a posto l’auto. La scena è alquanto ilare: Simona in ciabatte che porta al guinzaglio/cintura di pelle un cane dalla faccia simile ad un ippopotamo!

Quando entro anche io dal veterinario Elrond ha già avuto la sua puntura di cortisone. Luca e Amelia, i nostri veterinari, mi spiegano cosa è potuto succedere e come fare la siringa intra-muscolare nel caso capiti ancora. Mi dicono che la faccia (loro sono i primi a farmi notare la somiglianza del mio cane con l’animale della savana che sguazza nelle pozzanghere fangose ed è conosciuto scientificamente col nome di Hippopotamus amphibius) si sgonfierà nel giro di 24 ore.

Che pena a guardarlo così. Sembra molto più tonto e più goffo con questo viso, ma ancora una volta mi rendo conto di quanto il nostro amore per questo cane sia infinito e ogni suo piccolo problema diventi per noi causa di affanni senza pari!

Comunque il mattino dopo la sua faccia spiritata da diavoletto peloso è tornata perfettamente come prima. E l’ippopotamo ridivenne un border!


mercoledì 25 agosto 2010

10 mesi – CHI E’ ELROND? Parte I: le fobie

Old Elrond

 

Dieci mesi con Elrond. La piccola peste che correva in giro per casa e aveva deciso che era arrivato per noi il momento di cambiare di divano e tappeto, ora è un cane. equilibrato e tranquillo (per quanto la sua natura di border glielo permetta), concentrato e simpatico. ma veniamo a farne una sorta di carta di identità per conoscerlo un po’ meglio – qualcuno di voi gentili lettori potrà pensare “si ma a che pro? perché dovrei conoscerlo meglio?”. la risposta non la conosco. ma se avete la pazienza di andare avanti forse si può creare un territorio di confronto tra il mio e i vostri amici in pelo, lingua e zampe.

 

Fobie.

Un uomo è le sue paure. Scrisse Kafka (per inciso il mio scrittore preferito, tanto che sulla spalla ho il tatuaggio con la sua K autografa). questo vale pure per i cani a mio parere.

Elrond non ha particolari paure. I botti gli fanno un baffo. Una volta eravamo sul lungomare – tanto per cambiare… ormai la gente pensa che il mio lavoro sia il dogsitter o il nullafacente, visto la quantità di tempo che dedico a questa dolce attività – e nel cielo sono comparsi improvvisamente dei fuochi d’artificio. Elrond è schizzato sull’attenti e la testa è diventata tutta un fremito. le sue orecchie paraboliche (vedere le foto per credere – sono così grandi che forse dovrei farle omologare al PRA e farci mettere su la targa!) si muovevano in tutte le direzioni. e improvvisamente ha cominciato a correre in direzione delle coreografie pirotecniche nel cielo, saltellando allegramente come una vispa teresa sui prati del lungomare. mentre gli altri cani andavano chi a tuffarsi sotto gli alberi, chi a nascondersi dietro le gambe dei padroni, chi a tuffarsi a mare disperato, chi ad abbaiare istericamente, come una comare che strilla contro il pudore offeso da un giovane screanzato!

 

le auto non lo spaventano, né le rincorre. più che altro a volte si affaccia ai finestrini delle macchine parcheggiate per strada. così come a voler vedere chi c’è dentro, con la  naturalezza di un “guardone” e la curiosità di un ficcanaso perdigiorno. a volte si ferma a fissare le persone che sono al volante, sempre mentre l’auto è ferma. resta così tanto in posizione  da metterle in imbarazzo. Alcuni giorni fa un signore di una certa età – con una buona dose di spirito – allo sguardo fisso di Elrond che era rimasto impalato a osservarlo, si è rivolto a lui con queste parole: “scusate brigadié megg’ scurdat patent’ e librett’ a cas’” (traduzione per i non madrelingua del dialetto campano “scusate brigadiere, ho dimenticato a casa la patente e il libretto!”)

 

Non è una fobia, ma diciamo che proprio non sopporta il rumore delle tende veneziane. in particolar modo c’è un balconcino dei nostri dirimpettai (e vivendo nel centro storico la distanza che ci separa potete immaginare che è piuttosto ridotta) che è un vero tormento per i nostri timpani. perché ogni qual volta le persone di fronte tirano su le veneziane, Elrond – memore delle parole del gladiatore Massimo Decimo Meridio - “scatena l’inferno”. Abbaiando come un forsennato in posizione di difesa del territorio, tanto che ormai i vicini ci hanno fatto il callo. anzi la signora di fronte ha due nipotine che impazziscono per Elrond, il quale a sua volta – visto che fanno rumore con le veneziane – amerebbe tanto sbranarle! (si fa per dire, lui è pazientissimo con i bambini). e la nonna dice “avete visto che bello il cagnolino!” mentre in quel momento elrond si è trasformato in un feroce cane da guardia e sembra un ossesso. alla faccia del cagnolino!

 

stiamo lavorando affinché perda questa cattiva abitudine, ma per ora speriamo più che altro che la famiglia di fronte esca il meno possibile sul proprio balconcino.

 

alberoattacca In casa Elrond ha un certo rispetto reverenziale per l’albero-attaccapanni. no… non è un personaggio di una fiaba illustrata o di  una avventura fantasy, piuttosto è un vero tronco di albero del caffé brasiliano che io ho in casa a mo’ di attaccapanni. (potete vederlo nella foto accanto). Qualche tempo fa, il “nostro” aveva circa 5/6 mesi,  si mette a giocare con una busta appesa a uno dei rami. Tira e tira, logicamente l’albero traballa e viene abbattuto. vi lascio immaginare il fragore (non proprio come quando viene tirata giù una sequoia secolare, ma sul pavimento di casa fa un bell’effetto… chiedere alla famiglia che abita sotto da noi). credo che voi possiate immaginare anche la reazione del prode Elrond, che coda tra le zampe e faccia a siluro (chiamo così quando le orecchie spariscono sulla testa e la conformazione della testa diventa aereodinamica, per correre più velocemente) è scappato nel punto più distante della casa. da allora l’albero per lui è vivo (neanche fosse uno di quelli della Vecchia Foresta ne IL SIGNORE DEGLI ANELLI) e ha un pessimo carattere. quindi quando deve avvicinarsi, per forza, visto che è posizionato accanto alla porta di casa.. lo fa con delle manovre circospette e disegnando immaginari cerchi intorno per trovarsi al raggio più distante possibile dal signore attaccapanni!

mercoledì 10 marzo 2010

COME EVITARE CHE ELROND ABBAI AL MOSTRO FOLLETTO

Gli errori di ingenuità prima o poi si pagano, gli errori di inconsapevolezza e goffaggine anche!

 

Antefatto: quando Elrond arrivò a casa nostra era periodo di festa. Il 28 dicembre. C’era ancora il bell’albero di natale  messo su con la solita maestria da Simona. Dopo la timidezza iniziale, già dal secondo giorno, il nostro cucciolo sembrava interessarsi particolarmente a quel verde abete di plastica pieno di palle colorate e di luci rosse intermittenti. Si avvicinava con discrezione nelle prime ore. Ma già il 30 dicembre aveva cominciato la sua campagna di attacco all’albero, neanche fosse la squadra dei marines di Avatar che bombarda il Grande Albero-Casa dei Na’vi.

 

IMG_1233

 

Io e Simona avevamo letto tanto sui cani, ma non abbastanza dal sapere come scoraggiare una piccola palla di pelo dal morire fulminato mordendo i fili di luci colorate o rovinando il complesso gioco di ornamenti preparati da mia moglie. Allora, e qui viene l’errore madornale, ci venne la malsana idea di utilizzare il Folletto della Vorverk (quella indispensabile scopra elettrica presente in molte case italiane e non solo) per spaventarlo.

 

Bastava avvicinargli il muso piatto rombante dell’aggeggio per farlo schizzare via dall’albero. Ridevamo di questa trovata! Ridevamo a vederlo saettare lontano da quel mostro biancoverde che aspira e ansima come una macchina infernale.

 

E oggi? Oggi che Elrond a quattro mesi suonati ha trovato la sua voce (un abbaio sonoro e cavernoso che nel mio appartamento si amplifica paurosamente) ci sta facendo pagare l’errore di quei primi giorni dicembrini. Ogni volta che si attiva il Folletto Elrond scatta con la sua tempra vigorosa e comincia ad abbaiare furioso, saltellando isterico e a denti scoperti verso questo mostro rumoroso. Non c’è modo di fermarlo, tanto che per pulire in casa eravamo costretti a metterlo nel trasportino.

 

Scrivo “eravamo” perché da ieri abbiamo escogitato un sistema, non per inibire l’abbaio che forse servirebbe a poco, ma per rimodellare la sua risposta emotiva al mostro Folletto. Ieri sera prima di cena abbiamo cominciato a far cadere sul pavimento dei croccantini nel momento in cui ho preso in mano la scopa elettrica, spenta. Inizialmente la sua reazione è stata la solita: abbai e strepiti, denti e paura difensiva. Però ogni volta che faceva così, Simona lo richiamava lontano e lo premiava di continuo mentre non abbaiava, anche facendolo mettere seduto.

 

Col passare dei secondi Simona faceva cadere i croccantini sempre più vicino alla scopa. Premiando il suo silenzio. Addirittura siamo arrivati anche a mettere dei croccantini direttamente sul muso della scopa. e lui li ha presi tutti. E’ sempre un border-ciccio non dimentichiamolo. Poi abbiamo attivato la scopa e il suo rumore. Continuando a premiare la sua tranquillità e stornando la sua attenzione paurosa senza mai dire No, ma solo portandolo più lontano dal problema.

 

Non voglio dire che abbiamo risolto il problema, non è così. Ma oggi lo abbiamo riproposto prima della pappa mattutina e devo dire che i miglioramenti sono notevoli. Continueremo pazientemente, evitando di stressarlo, ma provando a fargli associare il Folletto a un’anima gentile e non a un mostro dal roco vociare.

 

Quello che mi preoccupa è che, finito il problema dei bisogni in casa (da 12 giorni non sporca in appartamento) ora inizia quello dell’abbaiare. Vedremo le evoluzioni.

mercoledì 10 febbraio 2010

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA


Il primo giorno di addestramento non si scorda mai! Io e Simona siamo felici di cominciare. Forse Elrond un pò meno perché dobbiamo prendere l’auto per arrivare al campetto dove ci aspetta Giovanna Nappa, un’addestratrice che ha lavorato con Luca Migliavacca (lei è istruttrice x-plorer dog solution) ed ha uno splendido border femmina di nome Cassandra. I suoi cani (ha anche un paio di labrador) “lavorano” con l’Humanitas Salerno per la ricerca tra le macerie e il soccorso. Onestamente è un’area di lavoro che mi intriga e non mi spiacerebbe impegnare il piccolo demone di Petrademone nel sociale!

Torniamo ai suoi problemi con la mia auto. Ormai già quando vede le portiere aperte comincia a “schiumare” con la bocca. è riluttante nel voler entrare, a dir poco. Evidentemente associa il mio maggiolone cabrio a una trappola in cui rimestare l’intestino. Su suggerimento di Giovanna (e ancor prima dell’ottimo Barney Stefano Manganello – una persona eccezionale e vero santone dell’attivazione mentale!) io e Simona stiamo cercando di dissociare le sue esperienze negative con l’auto a favore di una visione più positiva dell’ambiente-macchina.

Così ieri lo abbiamo invitato gentilmente a salire in auto grazie all’ausilio di due palline da tennis nuove nuove e una serie di premietti. Provate a immaginare la comicità della scena: dentro al parcheggio pieno di auto e sotto una pioggia battente, io e Simona a “divertirci” come invasati con queste palline e avvicinandoci sempre di più alle portiere aperte dell’auto. Ha schiumato sempre un po’, ma alla fine è entrato – anche grazie al nostro ausilio, essendo troppo alto il pianale per lui.

In auto si è posizionato nei sedili posteriori accucciandosi sulle gambe di Simona. Utilizzare il trasportino per fare pochi chilometri (4 o 5) è scomodissimo, specialmente con la pioggia, perché per farcelo entrare devo abbassare la capote e nel far ciò la macchina si allagherebbe visto come il cielo si rovesciava in terra. Tra l’altro vivendo nel centro storico non abbiamo un posto parcheggio assegnato e non è sempre riusciamo a trovarlo vicino la nostra abitazione. Ergo in certi casi è improponibile. Comunque a poco dal traguardo ha vomitato ancora una volta, poco perché non mangiava dalla mattina e quando siamo arrivati al campetto erano le 19:35.

Stamani nuovo tentativo di associazione positiva. la pappa l’ho portata giù e ho posizionato la scodella sul sedile anteriore. Invitandolo a salire senza forzarlo (non aveva nemmeno il guinzaglio). Il tutto sotto gli occhi incuriositi della gente che non capisce perché bisogna far mangiare un cucciolo in auto e perché alla vista della stessa auto aperta quel cane schiumi come chi sta per essere portato al patibolo. Alla fine è entrato ha mangiato ed è uscito. Vediamo se questa “terapia” darà i suoi frutti.

Joanna Nappa ci ha colpito subito come addestratrice per la sua dolcezza, ma anche per la fermezza e per la sua evidente preparazione, oltre che per un amore smisurato per i border. Il suo l’ha preso direttamente in Inghilterra, preferendo quelle “linee” anglosassoni. Cassandra è un cane bellissimo, con un pelo lungo e luminoso, incredibilmente reattiva e rispondente alle indicazioni della sua “padrona”. Ha un approccio educativo senza punizioni e di grande rispetto per il cane.

Abbiamo cominciato con il “contatto visivo” come primo esercizio, alla base di tutto il resto. Elrond seduto accanto ai piedi di Simona viene premiato (piccolo pezzettino di wurstel di pollo) ogni volta che la guarda. Joanna è molto attenta alle modalità con cui io e Simona ci rapportiamo a Elrond e ci guida, ci corregge, ci rinforza se facciamo esattamente. Con la regola del 5. Cioè viene premiato per cinque successi, dopodiché si passa a giocare! E qui abbiamo due palline da tennis per l’uso ludico. Una la lanciamo, quando ce la riporta e la lascia (non senza difficoltà, perché sembra amare quella palla come se fosse l’anima che vuole proteggere dalle grinfie del demonio) allora tiriamo l’altra e così via in un andirivieni di rotolanti tennisball!

La lezione-gioco prosegue così per oltre un’ora, a brevi intervalli, per non sovraccaricare mai la piccola testa di Elrond. Poi arriva anche Cassandra e i due si divertono insieme, anche se Elrond non invade mai troppo gli spazi e la sensibilità del cane più grande.

Joanna è felice di constatare l’equilibrio del carattere del nostro piccolo, perché nota in lui la capacità: di inviare segnali di calma e di pacificazione (per esempio lo stendersi sulla schiena lasciandosi annusare il suo pancino rosa come un trancio di salmone norvegese), di saper riconoscere e valutare le situazioni, di non mostrare paure (tranne quella dell’auto) e di essere socievole con tutti i cani che incontra.

Durante i giochi di rincorsa con Cassandra, Elrond si è procurato un piccolo taglietto sotto uno dei suoi cuscinetti, ma al di là dello spavento che Simona si è preso, non c’era nulla di grave, tanto che Joanna  toccandolo e ripulendolo non ha causato nemmeno un piccolo lamento nel cucciolo.

Saliti in auto siamo tornati a casa. Logicamente non ha mancato di elargire ai miei sedili (riparati fortunatamente da qualche asciugamano messo lì all’uopo) un altro pò del fiore delle sue viscere. Ora ci attende una settimana di lavoro domestico con Elrond per mettere a frutto gli insegnamenti della nostra addestratrice. poco al giorno, ma con costanza.


venerdì 1 gennaio 2010

Il signore dei cuscini e delle pantofole

E mentre fuori si scatena l’inferno, lui dorme tranquillo, nella sua cuccia-trasportino. steso come una sacra vacca indiana, mentre in strada e nell’aria i botti risuonano aggressivi (mutilazione incivile di una società che deve far rumore per dimenticare gli affanni dell’anno passato e salutare quello che entra). Non ho mai capito e non capirò mai perché bisogna festeggiare in questo modo volgare, spropositato e idiota.

Elrond è indifferente a tutto questo, avvolto nel suo placido sonno. Noi temevamo la mezzanotte, conoscendo la potenza di alcuni petardi che qui da noi si chiamano “cipolle”. E invece il piccolo border collie sognava felice - probabilmente le braccia e la gambe di Simona da mordere avidamente!

Credo sia stata una buona idea aver giocato dopo cena con lui a lungo, avendolo sfiancato a dovere con i suoi tre oggetti del desiderio:

Cuscino, treccia e pantofola

elrond sul mobile Ormai Elrond ha associato la parola “cuscino” a questo oggetto. Un morbido cuscino verde che dal primo momento che è entrato in casa, Elrond, ha individuato come suo gioco d’elezione per mordicchiare e per sfidarsi con me al “tira e molla”. Ovunque io sia basta pronunciare questo grido di battaglia e il cucciolo, come un soldatino zelante, si precipita a lottare con balzi, contorcimenti e a dentini sguainati.

La treccia, che noi chiamiamo con lui “corda” (nel senso che la parola che gli associamo, non che anche lui ha imparato a pronunciarla!… ), è invece il gioco prediletto per misurare la forza nel possesso e nella predazione. E devo ammettere che ha un istinto in questo senso che a me sembra iper-svilluppato.

C’era una volta una mia pantofola. Era blu e comoda. Ora giace sventrata sul campo di battaglia del tappeto che Elrond ha consacrato ai suoi giocattoli-relitto. A volte guardo quella pantofola e riesco anche a rintracciarne la sua gloriosa forma, ma ci vuole uno sforzo di fantasia. Ora ho un bel paio di pantofole nuove. Molto chic. Ma da stamani ha cominciato ad “interessarsi” anche a queste e già temo per la loro dipartita!

martedì 29 dicembre 2009

IL MOSTRO FOLLETTO E MORSI DA SQUALETTO

elrond con ossoIl primo giorno pieno con Elrond comincia presto. La notte ha dormito e verso le 7:10 comincia a guaire perché vuole uscire dal trasportino. Ma noi resistiamo ai suoi lamenti e decidiamo di accendere la luce e “liberarlo” solo quando ha smesso. comunque dopo pochi minuti inizia la giornata.

E siamo felici. Il cucciolo ci elargisce subito la sua dose di allegria contagiosa. prova a salire sul nostro letto, ma la debole muscolatura non gli permette ancora il balzo di successo. giochiamo un po’ con lui e poi arriva il momento della pappa che Simona prepara per lui. ha imparato che per avere la scodella a terra deve mettersi seduto. un pò di buone educazioni non guastano a tavola!

Il mostro folletto
Elrond ha trovato il suo nemico in casa. La scopa elettricca Folletto. teme il suo rombare profondo e così quando parte scappa subito nella sua stanza, sotto i miei piedi. Simona finalmente può pulire un po’ casa c he dall’arrivo del cucciolo già ha cambiato fisionomia! Il mostro folletto ha un effetto terrorizzante sul povero Elrond.

Presentazioni in famiglia
Oggi è anche  giorno di incontri. importante per socializzare, come ci hanno detto Roberto e Cristina, è abituarlo alla gente, ai rumori, agli odori. li abbiamo presi in parola. presto il nostro appartamento è diventata una piazza, affollata dai membri più stretti delle nostre due famiglie (genitori, fratelli, cognata). oltre noi 6 persone e un altro cane. con gli esseri umani tutto benissimo. è molto affettuoso con tutti e mio fratello Moreno è impazzito per Elrond.

Una femmina snob
Con il cane adulto la situazione è diversa. Laika, la cagnolina della madre di Simona, ha un temperamento molto snob, molto poco socializzante e assai introverso. Elrond la ha temuto da subito, andandosi a nascondere tra le mie gambe e quelle di chi gli capitava a tiro. Laika non fa nulla per incoraggiare la conoscenza. ogni tanto Elrond prova ad avere un contatto, ma con estrema timidezza. in più la cagnolina, con gesto inatteso perché non è solita farlo, urina sul nostro tappeto del salotto. un gesto territoriale probabilmente, o un dispetto bello e buono. Contrizione generale. dopo un po' Elrond va a strusciarsi in quella chiazza (che sembra indelebile) e con nostra sorpresa i rapporti sembrano migliorare. ma niente di eclatante, i due restano piuttosto indifferenti. Ci aspettavamo di meglio.

Il problema dei bisogni
Elrond aveva cominciato bene, espletando le sue funzioni fisiologiche sulla traversina predisposta per lui nella “sua stanzetta”. ma nel corso della giornata ha colpito 2 volte il tappeto del soggiorno con la sua pipì e ha lasciato un ricordo più importante un paio di volte vicino all’uscio di casa. noi non lo sgridiamo mai, non servirebbe a nulla, ma lo premiamo con molte feste quando la fa nel posto giusto. sembra che preferisca evacuare lontano da occhi indiscreti, in quello che lui ha identificato forse come un luogo riparato e discreto. dovremo correre ai ripari. suggerimenti?


Un giocattolo di nome Simona
dopo cena avevamo intenzione di guardare un film ed Elrond ci ha assecondati per un po' riposando ai nostri piedi, mentre io e simo eravamo seduti sul divano. poi si è risvegliato e abbiamo cominciato a giocare. ma presto la sua gioia è diventata eccitazione sfrenata, cominciando a mordere ogni cosa gli veniva a tiro. Il suo “cibo” preferito o i suo gioco d’elezione è, però, Simona che martorizza con i suoi dentini aguzzi. A volte le fa davvero male. tira, strappa, morde, azzanna con ferocia ludica. Simona mantiene la calma, ma spesso il cucciolo eccede e si vedono i segni sulle sue braccia o sui polpacci. Simona comincia a preoccuparsi per questo comportamento. per frenarlo un pò ricorriamo al trasportino. qualche lamentela, poi però si calma. e solo dopo qualche minuto nella sua tana lo facciamo uscire. appare molto più tranquillo. dopo il film giochiamo ancora sfrenandoci, correndo per l’appartamento al suono di “corri”: cosa che lo delizia. o anche a tirare la corda intrecciata, gioco al quale pretende di vincere sempre. la notte passa tranquilla. sembra che gli piaccia dormire in camera nostra, chiuso nel suo trasportino.

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