Visualizzazione post con etichetta danni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta danni. Mostra tutti i post

lunedì 11 luglio 2011

SETTE GIORNI PER UN CALZINO

Tra le grandi domande dell’umanità (cosa c’è dopo la morte? Da dove veniamo? Qual è lo scopo nella nostra vita?) un’altra accompagna le mie riflessioni quotidiane da quando ho Elrond: ma quanto tempo può restare un calzino nell’intestino di un cane?

La scienza è interdetta. La filosofia si arrovella. Le religioni dibattono. Fatto sta che Elrond sta provando a darmi risposta.

Nei 20 mesi della sua vita ha già fatto fuori la bellezza di 7 calzini e uno slip (minislip) di Simona. Tutti rimessi in libertà dal lato A (la bocca) o dal lato B (non c’è bisogno di specificare, credo abbiate capito)! Di solito hanno stazionato per un paio di giorni.

Ora non fraintendetemi, non la prendo alla leggera. Come scrisse Woody Allen – uno che di ironia se ne intende: “La comicità è tragedia + tempo”. Questo per dire che ogni volta che abbiamo scoperto il nostro diavoletto mentre divorava un nostro piccolo capo d’abbigliamento siamo stati colti da ansia e nervosismo. E in un paio di casi abbiamo subito provveduto facendogli ingurgitare (su consiglio del veterinario) un po’ di acqua ossigenata che ha una potenza pro-vomito più terrificante della visione di uno dei capitoli della saga di SAW.

In due o tre casi non ce ne siamo accorti al momento del fattaccio, ma solo in quello dell’espulsione. Come quando una mattina, mentre avevo un ospite importante a casa mia, lo vedo improvvisamente dare di stomaco una sorta di “alien” sul mio pavimento bianco. Pensate a me di fronte a questo ospite, mentre il mio cane (di cui fino a pochi secondi prima avevo tessuto le lodi per la sua intelligenza, pulizia e docilità) divarica la fauci come un essere di un altro pianeta e lascia uscire una forma immonda (rivelatasi poi, infatti, un bel calzino nero preso chissà dove).

Tutto questo capitava l’anno scorso. Poi abbiamo imparato a non lasciare nulla di intimo alla sua portata o ha imparato lui a non prendere più nulla. Fino a una decina di giorni fa.

Simona va a fare la doccia. Lascia in bagno due pedalini (quei piccoli calzini bianchi che si usano nelle scarpe basse e che, per la loro qualità di sparire alla vista di chi guarda, sono detti anche “fantasmini”). E cosa più grave: lascia la porta aperta. Dopo un po’, mentre sono al computer, mi viene il dubbio che c’è troppo silenzio in casa.  La suspence sale. Arrivo al pouf di Elrond ed ecco che il mio incubo si materializza: mezzo calzino è già sparito nelle sue fauci. Appena mi vede, lo inghiotte in un sol boccone! Provo ad aprirgli le fauci per tirarlo fuori. Ma sono serrate peggio di quelle di un pitbull assetato di vendetta!

La mia incazzatura è solo pari allo sconforto! Sono arrabbiato per la leggerezza di Simona e scoraggiato da queste “monellerie” (pericolose) di quello che ormai non è più un cucciolo.  Logicamente i danni avvengono sempre di sabato sera o di domenica, il momento peggiore per chiedere consiglio al veterinario. Ho sempre un grande riserbo e quindi opto per il non disturbarlo, memore delle tante “evacuazioni pericolose” di Elrond che per esperienza ha sempre cacciato via ciò che non dovrebbe essere nel suo stomaco.

Proviamo non senza difficoltà a somministrargli un po’ di acqua ossigenata, ma temendo di “avvelenarlo” gliene diamo solo un po’. Niente, resiste e non vomita. Intanto arriviamo a lunedì e del pedalino ancora nessuna traccia. Divento una specie di archeologo delle feci, esaminando con fare sospetto e disgustato i resti fisiologici che Elrond semina per strada. Una signora mi guarda osservare (e aprire con un lungo ramo secco)  una scultura morbida di escrementi del mio cane e dalla faccia schifata capisco che mi ha scambiato per un maniaco con qualche pericolosa disfunzione mentale. Io le sorrido come un ebete.

Chiamo preoccupato il veterinario il quale si arrabbia perché non l’ho interpellato subito. Dice che il pericolo che resti nell’intestino è reale e non devo peccare di leggerezza. Gli rispondo che per ora è sempre regolare. Feci mattina e sera, senza nessun intoppo. Mi consiglia un pappone di patate bollite reso purè. Elrond apprezza, ma del calzino nulla. L’unico risultato sono escrementi di un bel giallo dorato.

Passano i giorni. Ogni uscita, arrivato il momento dell’evacuazione, per me è un thriller. La farà o non la farà? E ogni volta torno a casa rincuorato. Ormai sono passati 6 giorni. Mi convinco che l’ha espulso senza accorgermene. Tiro un sospiro di sollievo.

La mattina del settimo giorno dopo il ritorno dall’uscita mattutina, improvvisamente, Elrond vomita e lì dentro cosa troviamo? Il fantasmino scomparso! Un’apparizione!

E la risposta incredibile alla mia domanda. Un calzino può rimanere anche una settimana dentro lo stomaco di un cane. Incredibile! Da quel giorno nessun calzino si trova a meno di 2 metri d’altezza dal pavimento (non ci tengo a vedere se il record può essere battuto).
  

lunedì 4 luglio 2011

QUANDO IL BORDER COLLIE DIVENNE UN IPPOPOTAMO

Prima di prendere un cane non potevo immaginare che la vita insieme sarebbe stata costellata di tanti piccoli incidenti, di ansie da prestazione (cioè sul come tenerlo al meglio) , da angosce ipocondriache, da una interminabile “serie di sfortunati eventi”(citando il film “Lemony Snicket”) .

Elrond, barone di Petrademone, sin dall’inizio della sua vita con noi si è dimostrato un ostinato cacciatore di guai. Dalla zampa quasi fratturata a 5 mesi alla erlichiosi (la malattia delle zecche) presa lo scorso anno, dall’hot spot curato con bendaggi e collare elisabettiano a una forma temporanea di piccola alopecia sul muso, da calzini ingurgitati (ed espulsi) con famelica ingordigia al sangue nelle feci (che alla fine non era assolutamente nulla di grave). Il campionario di spaventi che io e Simona ci siamo presi ha messo a dura prova le nostre fragili coronarie. Per dei tipi apprensivi come noi, anche un suo starnuto può diventare causa di interminabili ricerche su internet – che mi sento di sconsigliare vivamente a chiunque avesse qualche dubbio medico sia per sé che per i propri cari, a dar conto alle ricerche su google una semplice cefalea può essere il sintomo sicuro di un tumore cerebrale - e corse dal veterinario.

Ultimo sfortunato evento in ordine di tempo è capitato il 16 giugno scorso. Ecco la cronaca di questa mattinata di terrore.

Sto per andare al lavoro. Ma prima di questo devo portare l’auto in concessionaria per un tagliando. Gioco con Elrond, ma questa volta non seguo la solita routine che prevede un po’ di esercizio fisico al campo sportivo di Giffoni – con corse sfrenate insieme. Non ho il tempo per farlo. così gioco nel patio di casa. Tira&molla con la corda intrecciata, lancio della pallina e amenità del genere. Lascio Elrond a Simona e mi avvio dal mio amico che prenderà in consegna l’auto per portarla al concessionario per il tagliando. Gli do le chiavi dell’auto e mi avvio verso la Cittadella del Cinema, il mio posto di lavoro. Arriva una telefonata da Simo. Il suo nome sul cellulare già mi preoccupa. l’ho lasciata da 5 minuti, perché dovrebbe chiamarmi?

Apro una parentesi su Simona. Lei è famosa per la sua inclinazione drammatica nella percezione dell’esistenza. Nel senso che ha la capacità di ingigantire qualsiasi accadimento tanto da farlo diventare un evento! Più volte ho rischiato l’infarto per i suoi allarmi lanciati in casa, praticamente per nulla. “Manlio corri!” arrivo in cucina, per esempio, e trovo semmai un po’ d’acqua in terra. Ma così poca che anche una zanzara la rifiuterebbe come pozzanghera in cui depositare i propri zanzarini! Oppure esordisce al telefono: “devo dirti una cosa importante”. Io comincio ad agitarmi e alla fine era qualcosa di talmente poco significativo che avrei voglia di mangiarmi il cellulare! Lei è fatta così, ha un tono e una espressione delle emozioni sempre molto “plateali”. Chiusa parentesi.

Eravamo alla telefonata.
“Dimmi Simo che c’è?”
“Una cosa grave…. Elrond ha un bubbone vicino all’occhio”
Io sospiro, immagino questo rigonfiamento invisibile ad occhio nudo ed anche al microscopio.
“No davvero, Manlio, si sta gonfiando”.
“Simo, ho già dato le chiavi dell’auto. Forse te lo stai immaginando”.

Lei non è convinta, ma chiudiamo la telefonata. Passa un minuto e mezzo. Ora è quasi isterica al telefono “Gli si sta gonfiando la faccia! Sta diventando come un pallone”. Comincio ad innervosirmi! Non ho più l’auto e a casa si sta consumando una tragedia. Faccio una corsa. Per fortuna l’amico a cui ho dato le chiavi è un “perditempo olimpionico”. Dote che di solito mi dà sui nervi, ma questa volta si rivela preziosa. Ancora non si è mosso con la mia auto e così posso recuperarla per fiondarmi a vedere se Elrond davvero si sta gonfiando o è Simona ad aver dilatato la verità.

Arrivo a casa in 2 minuti netti. Apro la porta e mi trovo di fronte un cane che vagamente somiglia a Elrond. Ha la testa 2 volte la sua! Il suo muso stretto e regale ha lasciato il posto al volto di un ippopotamo bianconero (eventuali riferimenti a juventini è assolutamente non voluto). I livelli della mia apprensione raggiungono vertiginosamente lo stato d’allarme  rosso. Il primo sintomo è che smetto di ragionare e la paura sottrae sangue al mio cervello. Agisco, prima di pensare. Così carico subito Elrond in auto, trascino Simona in ciabatte accanto al posto di guida. Abbiamo già sentito il veterinario, Luca, che ci dice di portarlo subito da lui perché si tratta di uno shock anafilattico. Chissà forse causato da una puntura di vespa.

Giffoni – Salerno. 25 km di strade tortuose percorsi nel tempo record di 16  minuti, quando di solito ne impiego più del doppio. Sorpasso che sembro Schumacher ai tempi d’oro. Infrango almeno 13 leggi stradali (tipo sorpasso col rosso e doppia striscia continua) rischiando di perdere più punti sulla patente di quanto se ne possano accumulare in 3 esistenze.

Mentre guido come un forsennato cerco di capire cosa abbia potuto procurargli questa reazione allergica. È incredibile, ogni mattina da mesi facciamo una strada di simil-campagna con tanti insetti, erbacce e cose del genere e non gli è mai successo nulla, la prima mattina che restiamo nel pulito e tranquillo patio di casa mi ritrovo un cane gonfiato ad elio!

Arriviamo a destinazione. Apro lo sportello di dietro dell’auto e ci accorgiamo di aver dimenticato il guinzaglio a casa. Abbiamo parcheggiato a poche decine di metri dal veterinario, ma attraversare la strada n queste zona di Salerno con Elrond senza guinzaglio equivale a mandarlo a sicura morte! C’è il traffico di punta di una città in cui sembra che la mattina nessuno lavori! Ah benedetto Sud!

Non mi perdo d’animo. Mi sfilo la cintura Diesel dai pantaloni e la faccio passare nell’anello del collare. Lo affido a Simona, mentre vado a mettere a posto l’auto. La scena è alquanto ilare: Simona in ciabatte che porta al guinzaglio/cintura di pelle un cane dalla faccia simile ad un ippopotamo!

Quando entro anche io dal veterinario Elrond ha già avuto la sua puntura di cortisone. Luca e Amelia, i nostri veterinari, mi spiegano cosa è potuto succedere e come fare la siringa intra-muscolare nel caso capiti ancora. Mi dicono che la faccia (loro sono i primi a farmi notare la somiglianza del mio cane con l’animale della savana che sguazza nelle pozzanghere fangose ed è conosciuto scientificamente col nome di Hippopotamus amphibius) si sgonfierà nel giro di 24 ore.

Che pena a guardarlo così. Sembra molto più tonto e più goffo con questo viso, ma ancora una volta mi rendo conto di quanto il nostro amore per questo cane sia infinito e ogni suo piccolo problema diventi per noi causa di affanni senza pari!

Comunque il mattino dopo la sua faccia spiritata da diavoletto peloso è tornata perfettamente come prima. E l’ippopotamo ridivenne un border!


martedì 9 marzo 2010

AVATAR E I DUE CALZINI

4mesi_primo piano Questa storia risale al mese scorso. Al 12 di febbraio per la precisione. Fredda giornata di questo interminabile inverno. Primo pomeriggio. Ho un’idea: andiamo a vedere Avatar in 3d al cinema.

Elrond ha 3 mesi e mezzo. Non lo abbiamo mai lasciato da solo a casa. E’ il momento di provare. di rischiare.

Mettiamo in sicurezza lo studio, togliendo cavi elettrici pericolosi e tutto ciò che afferrando con la sua bocca può metterlo nei guai.

 L’unico problema che mi lascia in ansia è il divano verde vecchio che ogni tanto il cucciolo prende a mordere nell’angolo in basso. Non mi importa del sofà, ma solo della spugna che lo imbottisce e che qualche volta prende di mira (più per attirare l’attenzione che per una autentica voglia di  mangiarla, credo).

Lo attiriamo nella stanza con un po' di croccantini, disponiamo qualche osso di pelle di bufalo per i prevedibili momenti di noia, un giornale a terra con la faccia di qualche politico in primo piano per stimolare le sue eventuali funzioni fisiologiche, preghiamo tutti gli Dei di nostra conoscenza affinché non succeda nulla e chiudendo la porta a scorrimento ci avviamo alla soglia di casa, sotto il peso di autentici sisifici macigni (sensi di colpa e ansia) alla visione del film. Ne abbiamo scelto anche uno bello lungo così da mettere in seria difficoltà le nostre deboli coronarie.

Per la recensione di questo magnifico film ho un altro blog (qui), ma quello che resta memorabile di quella esperienza è l’angoscia che qualcosa di brutto potesse essergli accaduto lungo tutte le quasi 3 ore di proiezione. più che per il destino dei Na’vi mi preoccupo per la sorte del nostro mastro Elrond lasciato solo a casa, con il suo pazzo cervellino sempre in movimento.

Così quando il film è finito ci siamo fiondati fuori dalla sala, come se fossimo pompieri chiamati di urgenza a spegnere il rogo di una casa piena di persone. Se avessimo avuto anche il loro palo per scendere (avete presente quello che usavano anche i Ghostbuster nell’omonimo film degli anni 80?) avremmo utilizzato anche quello per arrivare prima!

Saliamo nella mia auto e nonostante imperversi il temporale divoro a velocità folle i circa 10km che dividono il multiplex The Space da casa mia.

Io vado a parcheggiare e Simona si caracolla a vedere cosa è successo in casa. Mi chiama al cellulare Simona, ma senza inflessioni drammatiche, solo divertite.

Mi dice ridendo: “è uscito dalla stanza!”. Nella mia mente già si disegna il profilo del puro caos. Immaginarlo da solo in casa, col divano bianco nuovo nel salone, la cucina a portata di mano (di bocca, pardon) e tutto il resto mi fa quasi svenire dal timore. Dico a Simona di attaccare: “vengo subito”.

Un paio di minuti dopo sono già nel nostro appartamento, che sembra sì abbia sopportato l’arrivo di ladri a casa, ma senza quel tipico macello post-uragano che potevo aspettarmi.

Il divano bianco non è stato nemmeno toccato, non ci sono pipì o peggio sul pavimento. Ma un paio di calzini stracciati in cucina, carta sventrata dappertutto e poi ben due porte di altrettante stanze aperte! anche quelle erano chiuse, ma lo scassinatore zamputo si sarà messo di impegno fino a farle scorrere e poter finalmente fare man bassa dei panni inerti sulle mattonelle. Simona mi riferisce della sua sorpresa nell’averlo trovato ad accoglierla davanti l’uscio di casa, seduto nel mezzo del salone con la coda che scodinzolava soddisfatta.

Ad un inventario veloce ci accorgiamo che mancano 2 calzini di Simona. Andiamo nel panico. Li cerchiamo ovunque. non ci sono.

Chiamiamo la nostra veterinaria che non ci tranquillizza per nulla, anzi ci allarma ulteriormente  affermando che se li ha ingurgitati interi rappresentano un vero pericolo per il suo intestino. Cosa fare?

Ci propone di far sì che vomiti. Come? Facendogli ingurgitare dell’acqua ossigenata. Solo un po', logicamente. Giusto il contenuto di una siringa. Vado giù in farmacia (che fortunatamente è proprio sotto al mio portone) e compro il necessario.

Arrivato a casa, riempio la siringa (senza ago) di perossido di ossigeno (il nome scientifico dell’acqua ossigenata) e con l’inganno ne spruzzo il contenuto nelle fauci spalancate del piccolo distruggitore di appartamenti.

Tempo neanche un minuto ed eccolo che irrora il nostro pavimento delle sue fumanti viscere rivoltate. E lì dentro ecco i due calzini incriminati! Simona si fa anima e coraggio e controlla che siano proprio quelli mancanti e che siano intatti. Risposta affermativa (e quasi collasso dallo schifo!)

Torna la tranquillità. E come tutte le favole a lieto fine c’è anche la morale: da quel giorno ogni volta che usciamo lasciandolo solo, il suo posto di attesa non è una intera stanza, ma il suo confortevole trasportino ben chiuso! Vediamo come lo apre quello!

giovedì 28 gennaio 2010

LA PIZZA DEI PUNK

Avete presente quei ragazzi senza fissa dimora, vestiti con jeans strappati e giubbini di pelle risalenti alle guerre puniche, che vanno in giro con piercing profondi come il tunnel del Frejus e un branco di cani furbi e guardinghi? Quelli che in gergo si chiamano punkabbestia?! Ecco un paio di questi ieri erano comodamente seduti su una panchina del lungomare.

 

elrond corre in blu

 

Io passeggio con Elrond sguinzagliato. Annusa, si muove, senza mai allontanarsi da me e quando lo fa basta un fischio o un VIENI vigoroso e lui con la lingua penzoloni e una testa che sembra un siluretto si precipita da me. Ha solo il maledetto vizio di mangiare ogni dannata sostanza che si trova sull’asfalto. In particolare va matto per delle bacche che cadono sull’erba da bassi alberi di palma (purtroppo non da cocco). Stiamo provando ad introdurre il comando LASCIA, ma è da poco e funziona diciamo al 50%.

 

Comunque mentre sgambetta felice vedo la luce di emergenza accendersi come una lampadina sulla sua testa. La riconosco dalla posa che assume: attenta, vigile, curiosa. Sento il suo cervellino demoniaco che comincia a ingranare. Neanche il tempo di immaginare cosa ha potuto vedere ed ecco che scatta come se fosse ai blocchi di partenza e avesse sentito lo sparo di una pistola da starter.

 

Si fionda alla panchina dei punkabbestia. si fa carezzare, scodinzola, si becca delle coccole e delle frasi in un italiano dolce, ma disarticolato (saranno tedeschi?) e poi ecco che il suo piano malefico si realizza! Scatta alla velocità della luce sulla panchina e ruba una bella fetta di pizza dalla scatola dei due ragazzi che invece di preoccuparsi e innervosirsi ridono di gusto.

 

Elrond scappa con il suo bottino tra le fauci mentre io mi lancio al suo inseguimento. Lo so che non bisogna mai inseguire un cane: è il loro gioco preferito “guardia & ladri”, ma lo faccio per avvicinarmi e per dare da vedere ai due giovani punk che mi preoccupo per la loro perdita. lo richiamo anche, ma figuratevi se Elrond si fa scappare l’occasione di gustarsi la sua pizza una volta che gli ha messo i denti su. dopo un minuto di rincorsa riesco a beccarlo, anche perché lui è frenato da questa enorme fettona che rallenta la sua corsa disperata.

 

Alla fine riesco a strappargliene un pò, ma il resto finisce nel suo stomaco senza fondo.

 

Contrito vado dai due ragazzi e per scusarmi do loro un paio di euro. Immagino che sia costata fatica (ad elemosinare) quella pizza ed Elrond gli ha sottratto parte del pranzo, il minimo che possa fare è dargli qualche spicciolo (anche se a Salerno con 2 euro te la compri intera una pizza!)

sabato 23 gennaio 2010

GROSSO GUAIO IN VIDEOTECA

Una bella serata spazzata da un vento gelido. un vento che è come un serpente bianco tutto scaglie sottili e spire nervose. Decido di uscire con Elrond e farmi quattro passi fino alla videoteca del mio amico Fortunato.

 

Passeggiando per i vicoli di Salerno vecchia, Elrond si dà da fare con i suoi bisogni e lascia in regalo all’antico basalto stradale il fiore morbido (ma poco odoroso) delle sue viscere. Bene, mi avvio in videoteca fiducioso e pieno di speranze per una serata di sereno cinema in tv.

 

elrond e simona

 

Portarlo al guinzaglio ha momenti di letizia, con il cucciolo che mi guarda e asseconda le mie traiettorie. E momenti in cui lui vuole schizzare avanti come un proiettile telecomandato che deve centrare un bersaglio invisibile. In questi casi mi fermo. senza dire una parola. lui prova a tirare. poi si arrende e si siede. Si ricomincia a camminare quando mi raggiunge lui. Tirare non gli conviene! E sono deciso a fermarmi ogni santa volta che lui comincia a partire per la sua fuga in avanti. Ci volessero anche 2 ore per fare 200 metri.

 

Arriviamo in videoteca. Una di quelle aperte 24h e del tutto automatizzata quando non c’è il proprietario. Lascio girovagare Elrond per l’angusto spazietto, facendo sì che familiarizzi con i cartonati pubblicitari dei film. Sembra gradire i film di fantascienza! Io intanto scelgo il dvd da gustarci stasera. Quando improvvisamente ecco scatenarsi il dramma…

 

Si raccoglie nella sua posizione accovacciata da evacuazione (una posizione ridicola, ma comune praticamente a tutti i cani). Io guardo esterrefatto – come se fossi al ralenti - Grido un NO più di disperazione che di autentico comando. lui mi guarda con quell’aria innocente di chi sta per schiacciare un pisolino, invece che disastrare una zona pubblica. improvvisamente realizzo che ci sono anche le telecamere a circuito chiuso all’interno dello spazio! Ed è un mio amico il proprietario. Mi prende il panico quando scopro che ho lasciato il guinzaglio intorno al suo collo e quel guinzaglio ora si sta ricamando delle feci poco odorose del mio caro Elrond!

 

Dimentico la scheda dei dvd nell’apposita macchina (la quale comincia ad emettere un suono fastidiosissimo quando sei troppo inattivo con la suddetta scheda all’interno). Così quell’allarme ritmico fa da giusta colonna sonora alla scena imbarazzante e frenetica in cui mi ritrovo. provo ad estrarre la paletta e armarla di bustina, ma l’operazione non è così facile perché intanto Elrond ha cominciato ad annusare il suo capolavoro e temo voglia pure assaggiarne la qualità! quindi provo a tirarlo via, ma intanto il guinzaglio è sporco e non riesco a venirne a capo. Mi scopro a pregare qualche Dio di passaggio nei Cieli che non entri nessuno in quel momento.

 

L’aria si sta facendo irrespirabile e io con un piede tengo Elrond e il suo guinzaglio lontani dalle sue feci, con una mano provo a confezionare la paletta per l’uso, con l’altra provo ad estrarre la scheda dalla macchina perché intanto l’allarme si è fatto insopportabile! Quando la paletta è pronta provo a ripulire il disastro, ma ci riesco comunque fino ad un certo punto. Il pavimento è di linoleum e si può asserire senza dubbio che in quella videoteca l’aria si sta facendo pesante!

 

Io sono disperato mi rivolgo verso la telecamera a circuito chiuso e mimo il gesto di scuse… intanto porto fuori Elrond da quel “macello” consapevole della lezione che ho imparato: meglio solo che mal accompagnati… in una videoteca!

 

p.s. appena tornato a casa io e Simona ci siamo armati di stracci, secchio e disinfettante e siamo andati a ripulire. ci sembrava il minimo!

lunedì 18 gennaio 2010

SOPRAVVIVERE AL CUCCIOLO

Due giorni senza Elrond. Per lavoro sono costretto spesso a essere il weekend fuori (a Bologna) e da febbraio anche all’estero. Due giorni per riflettere sulla entrata in scena di questo cucciolo nella mia, nella nostra vita. Gli esseri umani hanno una caratteristica saliente riguardo alle esperienze: finanche il più accorto e il più incline al dare ascolto agli altrui pareri, non riesce a dar forma a una situazione per quanto ben descritta e assolutamente certa, se non quando si trova immischiato dentro fino al collo. Io non faccio eccezione. Eppure sono una persona piuttosto portata all’immaginazione e a saper riconoscere l’autorevolezza di un parere.

elrond con la treccia

Quando leggevo alcuni capitoli di libri di argomento cinofilo intitolati con tono macabro e drammatico “Sopravvivere a un cucciolo”, tendevo a fare una smorfia divertita e alzare – metaforicamente – gli occhi al cielo. Può mai ucciderti un cucciolo? e che sarà mai? Poi sono arrivati i racconti mitologici di chi i cani li ha o li ha sempre avuti. Questi, con fare profetico e grave sul genere Gandalf che ammonisce Frodo di prestare attenzione ai grandi pericoli che il Signore del Male ha in serbo per lui o con l’atteggiamento gufante di uno jettatore iscritto all’albo dei “portasfortuna” mi dicevano: ma perché prendi un cane, vedi che ti cambia la vita! E per cambiare sembrava volessero dire, e solo per gentilezza usavano l’eufemismo: “rovinare”!

 

Io sono stato sordo a queste voci e superficiale nei confronti della lettura. Ho sottovalutato il potere devastante di quell’essere indifeso (come un barracuda affamato) che è un cucciolo di cane e di border collie in particolare! oggi sono esattamente 20 giorni che è a casa nostra e certo non posso dire che la mia vita sia quella di prima. e devo ammettere, non senza un sentimento di vergogna e di umiliazione, che ci sono stati momenti in cui sia io che mia moglie abbiamo pensato di non farcela. Momenti atroci in cui siamo stati sul punto di cedere alla tentazione di “tornare indietro” (ammesso che si potesse). Ci sono state crisi, litigi, tensioni in casa. Un cucciolo che entra in un’esistenza compatta ed equilibrata, regolata dall’abitudine a certe a libertà e a certi confort, finisce col creare degli sbilanciamenti minando il senso di sicurezza e di agio costruiti pazientemente nel tempo.

 

Non ci si alza più dal letto quando fa più piacere. perché lui è là che vuole uscire dal trasportino per fare i suoi bisogni o semplicemente per cominciare a frullare il giorno con la centrifuga della sua vitalità inestinguibile. E quando esce dal trasportino vuole salire sul letto e se non ci riesce comincia a mordere le lenzuola e la trapunta. poi si scaglia sui cuscini. E infine se non basta si dirige a qualche abito che penzola indifeso, lasciato inavvertitamente su un comodino troppo poco alto per evitare i suoi balzi famelici. E allora devi alzarti dal letto e cominciare anche nolente la tua giornata. E non basta. Devi anche vestirti subito prima che lui cominci a sporcare per casa. e visto che non abbiamo giardino (santo giardino per chi ne ha uno) dobbiamo scendere giù in strada nel freddo umido delle appiccicose mattinate invernali.

 

Li vedi in strada questi “padroni di cani” inerti nel gelo livido del primo mattino come spettri muti, con il cervello ancora spento, meccanicamente legati ai fili lunghi dei loro guinzagli, vestiti con triplo stato di maglioni e dalla mascelle slogate da sbadigli olimpionici! L’esercito dei forzati delle passeggiate, immersi nella nebbia di un sonno strappato dal richiamo fisiologico dei loro piccoli amici in pelo.

 

Non ci riesce più di tenere una porta aperta in casa. Le nostre porte a scomparsa sono sempre serrate, perché guai a lasciare un varco al piccolo Elrond. Come un furfante ben addestrato si insinua nei due bagni, nella stanza da letto e allora si apre per lui il parco giochi delle cose da rubare e strappare. nel bagno di servizio c’è la cesta dei panni sporchi. Autentico bottino dei 40 ladroni che per lui è una tentazione impossibile da resistere. Nel bagno principale ci sono asciugamani, accappatoi, spesso la biancheria da poco cambiata e altre amenità che appaiono ai suoi furbi occhietti come una lauta ricompensa da dare in pasto alle sue fauci sempre spalancate. La camera da letto presenta poi la trapunta, i cuscini e tutto l’arredo della notte che non sfugge alla sua bramosia di folletto impazzito!

 

Stare fermi e seduti al computer per lavorare o svagarsi è un’impresa ormai. Tranne i pochi minuti in cui si concede una pausa, semmai dopo una lunga uscita, il resto del tempo Elrond deve essere un sorvegliato speciale. Un criminale pericolosissimo da tenere sempre sott’occhio. Dal nostro studio saetta nel nostro grande salone open-space e parte la sua carica al divano, centro gravitazionale della sua voglia di sopraffazione o verso i libri che abbiamo in una libreria bassa (i suoi preferiti sono i tomi di Herman Hesse e, ultimamente, quell’indigesta lettura – non per lui evidentemente – dell’Ulysses di James Joyce).

 

Elrond ha un certo talento per l’aprire le zip. E’ riuscito a de-cernierare quella dello schienale per intrufolare i dentini demoniaci nella calda spugna. Quante volte lo abbiamo staccato da lì? Ho perso il conto. e ogni volta si è ribellato con i suoi ringhi fanciulleschi, ma già sonori o con un immediato ritorno alla sua opera di sventramento. Alla fine abbiamo sigillato quella apertura con tre grossi contenitori di plastica per panni.

 

Allora si è accanito su un angolo laterale, che va a rosicchiare guardandoci con quell’aria di sfida di chi sa che oltre al tessuto sta rodendo anche il nostro cervello esausto. stessa storia: ogni volta lo spostiamo via, ogni volta ritorna. e semmai si rivolta anche provando un morso o attaccandosi predatoriamente ai nostri piedi.

 

Da un paio di giorni ha imparato anche a spiccare il salto per salire sul divano laddove riposavano tranquilli un paio di cuscini verdi. Ora bisogna rafforzare la sorveglianza: è questo il nuovo gioco progettato e messo in atto per allenare la sua qualità distruttiva. Quando ci sono io in casa e siamo quindi io e mia moglie sicuramente la situazione diventa più gestibile, ma quando io sono fuori la povera Simona non può fare altro che essere alla sua mercé, a meno di non chiuderlo spesso nel kennel, cosa che gli esperti ci sconsigliano per non creare in lui un’associazione negativa e punitiva con la sua casetta di plastica e metallo.

 

Poi c’è il fatto che i bisogni non sempre li fa tutti fuori. Parte delle sue “pratiche” fisiologiche ha ancora il piacere di espletarle in casa, aumentando il carico di lavoro domestico, perché certo non è il nostro sogno una casa nuova ridotta a discarica di Bombay! Forse è colpa nostra che scendiamo giù solo 3 volte al giorno, ma certo non possiamo passare le nostre giornate a salire e scendere per le scale del palazzo con il borderciccio in braccio (eh si anche palazzo storico senza ascensore!).

 

Anche fare la lavastoviglie e la lavatrice sono missioni eroiche ormai. Ha una predilezione per i piatti sporchi e le stoviglie ancora unte di cibo, così mentre simona prova a caricarla Elrond si precipita dentro l’elettrodomestico per provare a leccare ogni centimetro di ceramica o vetro vagamente odoroso di alimenti. La lavatrice si sa è la casa dei panni e il cucciolo non si perderebbe per nulla al mondo una festa a cui non è stato invitato!

 

FINE PRIMA PARTE

lunedì 4 gennaio 2010

UN CUCCIOLO DI CANE O DI SQUALO?

elrond closeup Ci sono momenti in cui è davvero difficile “gestire” o comunicare con Elrond. in particolare è complicato tenere a freno la sua voglia di distruggere il divano e di mordere caviglie, piedi e tirare i nostri pantaloni. Ringhia mentre morde come se fosse nervoso e convinto di quello che sta facendo. A volte anche mentre giochiamo con i suoi vari giocattoli a un certo punto smette di interessarsi a questi per rivolgere la sua violenta attenzione su di noi!

 

Chiedendo consigli a vari esperti che ho tra i miei contatti facebook tutti mi rispondono che per dissuaderlo da questi comportamenti basta distrarre la sua attenzione. allontanarlo gentilmente dal divano, per esempio, dirgli un NO secco (non gridato) e proporgli un altro gioco. Il fatto è che Elrond sembra molto ostinato come cucciolo. E la sua attenzione ricade inevitabilmente, dopo una brevissima pausa, di nuovo sul posto sbagliato.

 

Anche per quanto riguarda i morsi e il tirare con i denti i nostri indumenti, oltre al dolore che ci procura (quei denti sono piccoli, ma sono aguzzi come spilli), ci preoccupa perché sembra come una manifestazione di stress o di aggressione. e ad essere onesti sembra peggiorare giorno dopo giorno. Quando comincia a fare così noi proviamo ad ignorarlo, ma vi assicuro che non siamo maestri zen, né fachiri… quindi quando quegli spilletti entrano nella carne restare immobili e indifferenti è una capacità al di sopra della nostra forza!

 

Sono sempre più convinto del fatto che l’impossibilità di uscire (il richiamo del vaccino sarà fatto il 6 gennaio e quindi solo il 13 si potrà uscire, altri 9 giorni di clausura con questo squaletto: chissà se ne usciremo vivi!) e di sfogarsi lo conduca a questi comportamenti. Ma questa è una mia supposizione, può anche darsi che ci troviamo di fronte a un falso problema, che è nella genesi dei cuccioli di border collie provare a radunare le nostre gambe (il fatto è che non abbiamo zampe e zoccoli) e a far sì che l’appartamento venga dichiarata dalla Protezione Civile: zona disastrata!

 

Mi chiedo anche: non è che il gioco del “tira&molla” con la treccia e con gli altri giocattoli stimoli troppo la sua aggressività?

 

Ai posteri e agli esperti l’ardua sentenza!

domenica 3 gennaio 2010

UNA SETTIMANA CON IL CUCCIOLO

Siamo sopravvissuti alla prima settimana. Il bollettino di guerra riporta:

2 pantofole sventrate
1 albero di natale rimosso
1 tappeto rovinato
segni evidenti sulle braccia di Simona
1 t-shirt massacrata

Poteva anche andare peggio, ma siamo stati attenti a posizionare tutti gli oggetti di “valore” lontani dalle sue fauci e dai suoi balzi atletici. Ormai la casa ha spostato il suo baricentro verso l’alto.

elrond in posa_red

Ha incontrato 11 esseri umani socializzando con tutti, elemosinando carezze e complimenti, mordendo di tanto in tanto (con nonchalance e grazia) le parti pendule dei loro indumenti.

Ha incontrato 2 cani femmine adulte, mostrando una certa indifferenza con una (il meticcio) e attaccando briga con l’altra (shar-pei).

Ha imparato bene il “seduto” : utile per quando deve mangiare o per calmarlo in situazioni particolari in cui ci serve la sua attenzione e ha imparato a dare la “zampa”, cosa che fa un certo effetto su coloro che vengono a trovarci.
Viene al richiamo quasi sempre. E’ sulla buona strada per imparare il “terra”. Cerchiamo di insegnare ogni azione giocando, ma imponendoci o stressarlo troppo. Pochi minuti, poche ripetizioni.

Quello che ci manca davvero tanto è non poter uscire ancora con lui a causa delle vaccinazioni incomplete. Oggi qui a Salerno è una giornata straordinaria. Il cielo ha una campitura d’azzurro perfetta, ma purtroppo siamo costretti alle nostre quattro mura con balconi nel centro storico.

Mercoledì 6 farà il richiamo della vaccinazione, poi ancora 7 giorni di passione e quindi l’agognata uscita! Speriamo di arrivare sani, salvi e integri (psicologicamente) a quel giorno!

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails