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martedì 9 marzo 2010

AVATAR E I DUE CALZINI

4mesi_primo piano Questa storia risale al mese scorso. Al 12 di febbraio per la precisione. Fredda giornata di questo interminabile inverno. Primo pomeriggio. Ho un’idea: andiamo a vedere Avatar in 3d al cinema.

Elrond ha 3 mesi e mezzo. Non lo abbiamo mai lasciato da solo a casa. E’ il momento di provare. di rischiare.

Mettiamo in sicurezza lo studio, togliendo cavi elettrici pericolosi e tutto ciò che afferrando con la sua bocca può metterlo nei guai.

 L’unico problema che mi lascia in ansia è il divano verde vecchio che ogni tanto il cucciolo prende a mordere nell’angolo in basso. Non mi importa del sofà, ma solo della spugna che lo imbottisce e che qualche volta prende di mira (più per attirare l’attenzione che per una autentica voglia di  mangiarla, credo).

Lo attiriamo nella stanza con un po' di croccantini, disponiamo qualche osso di pelle di bufalo per i prevedibili momenti di noia, un giornale a terra con la faccia di qualche politico in primo piano per stimolare le sue eventuali funzioni fisiologiche, preghiamo tutti gli Dei di nostra conoscenza affinché non succeda nulla e chiudendo la porta a scorrimento ci avviamo alla soglia di casa, sotto il peso di autentici sisifici macigni (sensi di colpa e ansia) alla visione del film. Ne abbiamo scelto anche uno bello lungo così da mettere in seria difficoltà le nostre deboli coronarie.

Per la recensione di questo magnifico film ho un altro blog (qui), ma quello che resta memorabile di quella esperienza è l’angoscia che qualcosa di brutto potesse essergli accaduto lungo tutte le quasi 3 ore di proiezione. più che per il destino dei Na’vi mi preoccupo per la sorte del nostro mastro Elrond lasciato solo a casa, con il suo pazzo cervellino sempre in movimento.

Così quando il film è finito ci siamo fiondati fuori dalla sala, come se fossimo pompieri chiamati di urgenza a spegnere il rogo di una casa piena di persone. Se avessimo avuto anche il loro palo per scendere (avete presente quello che usavano anche i Ghostbuster nell’omonimo film degli anni 80?) avremmo utilizzato anche quello per arrivare prima!

Saliamo nella mia auto e nonostante imperversi il temporale divoro a velocità folle i circa 10km che dividono il multiplex The Space da casa mia.

Io vado a parcheggiare e Simona si caracolla a vedere cosa è successo in casa. Mi chiama al cellulare Simona, ma senza inflessioni drammatiche, solo divertite.

Mi dice ridendo: “è uscito dalla stanza!”. Nella mia mente già si disegna il profilo del puro caos. Immaginarlo da solo in casa, col divano bianco nuovo nel salone, la cucina a portata di mano (di bocca, pardon) e tutto il resto mi fa quasi svenire dal timore. Dico a Simona di attaccare: “vengo subito”.

Un paio di minuti dopo sono già nel nostro appartamento, che sembra sì abbia sopportato l’arrivo di ladri a casa, ma senza quel tipico macello post-uragano che potevo aspettarmi.

Il divano bianco non è stato nemmeno toccato, non ci sono pipì o peggio sul pavimento. Ma un paio di calzini stracciati in cucina, carta sventrata dappertutto e poi ben due porte di altrettante stanze aperte! anche quelle erano chiuse, ma lo scassinatore zamputo si sarà messo di impegno fino a farle scorrere e poter finalmente fare man bassa dei panni inerti sulle mattonelle. Simona mi riferisce della sua sorpresa nell’averlo trovato ad accoglierla davanti l’uscio di casa, seduto nel mezzo del salone con la coda che scodinzolava soddisfatta.

Ad un inventario veloce ci accorgiamo che mancano 2 calzini di Simona. Andiamo nel panico. Li cerchiamo ovunque. non ci sono.

Chiamiamo la nostra veterinaria che non ci tranquillizza per nulla, anzi ci allarma ulteriormente  affermando che se li ha ingurgitati interi rappresentano un vero pericolo per il suo intestino. Cosa fare?

Ci propone di far sì che vomiti. Come? Facendogli ingurgitare dell’acqua ossigenata. Solo un po', logicamente. Giusto il contenuto di una siringa. Vado giù in farmacia (che fortunatamente è proprio sotto al mio portone) e compro il necessario.

Arrivato a casa, riempio la siringa (senza ago) di perossido di ossigeno (il nome scientifico dell’acqua ossigenata) e con l’inganno ne spruzzo il contenuto nelle fauci spalancate del piccolo distruggitore di appartamenti.

Tempo neanche un minuto ed eccolo che irrora il nostro pavimento delle sue fumanti viscere rivoltate. E lì dentro ecco i due calzini incriminati! Simona si fa anima e coraggio e controlla che siano proprio quelli mancanti e che siano intatti. Risposta affermativa (e quasi collasso dallo schifo!)

Torna la tranquillità. E come tutte le favole a lieto fine c’è anche la morale: da quel giorno ogni volta che usciamo lasciandolo solo, il suo posto di attesa non è una intera stanza, ma il suo confortevole trasportino ben chiuso! Vediamo come lo apre quello!

giovedì 11 febbraio 2010

IL PORTO DELLE NEBBIE – passeggiando col border collie

Ci sono certe mattine che portano impresse nel petto una poesia naturale. E scopri che portare fuori il tuo border collie alle 8 (io che prima di Elrond non mi alzavo mai prima delle 9:30/10) non ha alcun peso e non può essere associato alla parola sacrificio.

 

Stamani io ed Elrond abbiamo fatto un giro sul porto. Dentro l’aria bagnata e il cielo orlato da nubi vaporose, morbide, stracciate. Il mare urlava contro gli scogli, furioso e schiumante. E l’odore antico della salsedine si alzava in folate orizzontali. Io e il mio Elrond. Io e il mio cane, anche se ancora cucciolo.

 

La pioggia è stretta e fitta. Ma innocua. Elrond sembra non avvertirla, tranne quando si strizza nella tipica “Mossa” da cane fradicio. incontriamo una signora con un beagle ben bardato in una dog jacket azzurra, molto trendy. Vede Elrond e quasi scandalizzata mi chiede : “ma non glielo metti il cappottino?”. Io la guardo sorridente e rispondo “no, è un cane da pastore che viene dai paesi freddi… si abituerà al freddo e alla pioggia”. Ma dentro di me penso: “Non gli infilerei un cappotto o una giacchetta neanche se mi pagassero. Odio i cani umanizzati”.

 

Il porto coperto da questa nebbiolina di pioggia è silenzioso, tranne per il frangersi delle acque contro la chiglia delle imbarcazioni ormeggiate e per il mare che borbotta in onde grosse. E’ uno spettacolo incantevole ed Elrond ne sembra affascinato. Quando il mare sale sugli argini e prova a lambire le sue belle zampe grandi lui si spaventa e si ritrae. Ma è roba da poco, Elrond non è un cane pauroso.

 

occhio in sfocus Mi accorgo di quanto io sia legato al mare e di quanto sia bello avere un cane accanto che ti guarda per sapere “cosa fare”, quale direzione prendere o semplicemente per implorarti a dargli del cibo (eh sì Elrond è pur sempre un borderciccio! Ho visto altri cani in giro, ne conosco tanti, ma il modo in cui ti guarda un border collie mi sembra unico. In tutta sincerità.

mercoledì 10 febbraio 2010

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA


Il primo giorno di addestramento non si scorda mai! Io e Simona siamo felici di cominciare. Forse Elrond un pò meno perché dobbiamo prendere l’auto per arrivare al campetto dove ci aspetta Giovanna Nappa, un’addestratrice che ha lavorato con Luca Migliavacca (lei è istruttrice x-plorer dog solution) ed ha uno splendido border femmina di nome Cassandra. I suoi cani (ha anche un paio di labrador) “lavorano” con l’Humanitas Salerno per la ricerca tra le macerie e il soccorso. Onestamente è un’area di lavoro che mi intriga e non mi spiacerebbe impegnare il piccolo demone di Petrademone nel sociale!

Torniamo ai suoi problemi con la mia auto. Ormai già quando vede le portiere aperte comincia a “schiumare” con la bocca. è riluttante nel voler entrare, a dir poco. Evidentemente associa il mio maggiolone cabrio a una trappola in cui rimestare l’intestino. Su suggerimento di Giovanna (e ancor prima dell’ottimo Barney Stefano Manganello – una persona eccezionale e vero santone dell’attivazione mentale!) io e Simona stiamo cercando di dissociare le sue esperienze negative con l’auto a favore di una visione più positiva dell’ambiente-macchina.

Così ieri lo abbiamo invitato gentilmente a salire in auto grazie all’ausilio di due palline da tennis nuove nuove e una serie di premietti. Provate a immaginare la comicità della scena: dentro al parcheggio pieno di auto e sotto una pioggia battente, io e Simona a “divertirci” come invasati con queste palline e avvicinandoci sempre di più alle portiere aperte dell’auto. Ha schiumato sempre un po’, ma alla fine è entrato – anche grazie al nostro ausilio, essendo troppo alto il pianale per lui.

In auto si è posizionato nei sedili posteriori accucciandosi sulle gambe di Simona. Utilizzare il trasportino per fare pochi chilometri (4 o 5) è scomodissimo, specialmente con la pioggia, perché per farcelo entrare devo abbassare la capote e nel far ciò la macchina si allagherebbe visto come il cielo si rovesciava in terra. Tra l’altro vivendo nel centro storico non abbiamo un posto parcheggio assegnato e non è sempre riusciamo a trovarlo vicino la nostra abitazione. Ergo in certi casi è improponibile. Comunque a poco dal traguardo ha vomitato ancora una volta, poco perché non mangiava dalla mattina e quando siamo arrivati al campetto erano le 19:35.

Stamani nuovo tentativo di associazione positiva. la pappa l’ho portata giù e ho posizionato la scodella sul sedile anteriore. Invitandolo a salire senza forzarlo (non aveva nemmeno il guinzaglio). Il tutto sotto gli occhi incuriositi della gente che non capisce perché bisogna far mangiare un cucciolo in auto e perché alla vista della stessa auto aperta quel cane schiumi come chi sta per essere portato al patibolo. Alla fine è entrato ha mangiato ed è uscito. Vediamo se questa “terapia” darà i suoi frutti.

Joanna Nappa ci ha colpito subito come addestratrice per la sua dolcezza, ma anche per la fermezza e per la sua evidente preparazione, oltre che per un amore smisurato per i border. Il suo l’ha preso direttamente in Inghilterra, preferendo quelle “linee” anglosassoni. Cassandra è un cane bellissimo, con un pelo lungo e luminoso, incredibilmente reattiva e rispondente alle indicazioni della sua “padrona”. Ha un approccio educativo senza punizioni e di grande rispetto per il cane.

Abbiamo cominciato con il “contatto visivo” come primo esercizio, alla base di tutto il resto. Elrond seduto accanto ai piedi di Simona viene premiato (piccolo pezzettino di wurstel di pollo) ogni volta che la guarda. Joanna è molto attenta alle modalità con cui io e Simona ci rapportiamo a Elrond e ci guida, ci corregge, ci rinforza se facciamo esattamente. Con la regola del 5. Cioè viene premiato per cinque successi, dopodiché si passa a giocare! E qui abbiamo due palline da tennis per l’uso ludico. Una la lanciamo, quando ce la riporta e la lascia (non senza difficoltà, perché sembra amare quella palla come se fosse l’anima che vuole proteggere dalle grinfie del demonio) allora tiriamo l’altra e così via in un andirivieni di rotolanti tennisball!

La lezione-gioco prosegue così per oltre un’ora, a brevi intervalli, per non sovraccaricare mai la piccola testa di Elrond. Poi arriva anche Cassandra e i due si divertono insieme, anche se Elrond non invade mai troppo gli spazi e la sensibilità del cane più grande.

Joanna è felice di constatare l’equilibrio del carattere del nostro piccolo, perché nota in lui la capacità: di inviare segnali di calma e di pacificazione (per esempio lo stendersi sulla schiena lasciandosi annusare il suo pancino rosa come un trancio di salmone norvegese), di saper riconoscere e valutare le situazioni, di non mostrare paure (tranne quella dell’auto) e di essere socievole con tutti i cani che incontra.

Durante i giochi di rincorsa con Cassandra, Elrond si è procurato un piccolo taglietto sotto uno dei suoi cuscinetti, ma al di là dello spavento che Simona si è preso, non c’era nulla di grave, tanto che Joanna  toccandolo e ripulendolo non ha causato nemmeno un piccolo lamento nel cucciolo.

Saliti in auto siamo tornati a casa. Logicamente non ha mancato di elargire ai miei sedili (riparati fortunatamente da qualche asciugamano messo lì all’uopo) un altro pò del fiore delle sue viscere. Ora ci attende una settimana di lavoro domestico con Elrond per mettere a frutto gli insegnamenti della nostra addestratrice. poco al giorno, ma con costanza.


lunedì 8 febbraio 2010

ELROND ON THE BEACH

Tre mesi - col bastoncino

 

Quando abbiamo deciso di prendere un cane, o meglio: un border collie (che a volte sembra, parlando con tanti borderisti o semplici parvenu del mondo cinofilo, fare specie a sé piuttosto che “semplice” razza del mondo canino) avevamo un pensiero in mente ben preciso: dedicargli del tempo.

 

E onestamente non si può dire che abbiamo tradito questa intenzione. Siamo sempre con il piccolo Elrond e non perdiamo occasione per fare qualcosa con lui. Non ci limitiamo a fargli l’elemosina di una veloce scappatella giù in strada per dar sfogo ai suoi bisogni corporali. Noi “usciamo” con lui. Facciamo lunghe passeggiate e non si sta mai meno di un’ora, un’ora e mezza a perlustrare le strade (che solo ora mi rendo conto essere sporchissime con cartacce e altro a trapuntare il manto asfaltato) o a battere in lungo e in largo il lungomare.

 

Oggi siamo già usciti 2 volte e ora stiamo per riprendere guinzaglio e paletta (no, non faremo castelli di sabbia… Elrond piuttosto è specializzato in architetture diciamo così più “organiche” e ne fa di imponenti!) per tornare a calcare i palcoscenici cittadini.

 

Il sole stempera questa fredda giornata di febbraio battuta da un vento sottile e che crede di essere siberiano. cielo perfetto. siamo stati in spiaggia che oggi sembrava leggermente più pulita del solito. io e Simona armati di palla (un pallone in miniatura, a dire il vero, regalatomi l’anno scorso dal nostro sponsor del Giffoni Film Festival: Diadora e che ormai non vedrà più i suoi gonfi fasti, grazie alle punture poco indolori degli aghi di Elrond) siamo scesi sulla rena di Santa Teresa. Finalmente si corre! L’asfalto ci ha detto la “nostra” Cristina di Petrademone fa male ai suoi cuscinetti delle zampe e così abbiamo cercato qualcosa di morbido.

 

E’ sempre uno spettacolo vederlo predare la palla. Si appiattisce al terreno come se fosse una sogliola in pelliccia e incassa la testa nelle spalle come un ghepardo nella radura della Savana. Attento e puntuto quasi si trattasse di una corsa per la vita o la morte. Lancio! Scatta come un fulmine. L’afferra al volo a volte capriolando sulla palla in movimento. Addio manto nero e bianco, ora è nero e giallastro come i denti usurati di un fumatore di Istanbul!

 

A volte riporta la palla fino a noi, ma senza mai lasciarla tanto, altre volte segue un suo itinerario invisibile e si direzione verso una base che vede solo lui. Ma in tutti i casi non è facile che si separi da questo pallone sgonfiato. Se ne va in giro come se avesse un gigantesco ascesso che fuoriesce dalle labbra.

 

Dopo un pò arrivano sulla spiaggia Luna (il suo amore che in questi giorni ha subito l’operazione di sterilizzazione e ancora non è tornata quella di un tempo in quanto a grinta e a giocosità ed Elrond deve essersene accorto) e i due bellissimi cani di un giovane scrittore di gialli, Gianluca Durante: un husky (che ulula da brividi e purtroppo soffre di epilessia) e un setter (melanconico come un personaggio di Gente di Dublino). Ma Elrond non li teme, giusto un sano rispetto. Non si prende confidenze che non gli sono dovute. Li guarda a distanza e quando Set (l’husky) si avvicina col passo pesante di un imperatore che ne ha viste tante, lui lascia la palla e si allontana un po’ deferente.

 

Stare con Elrond, comunque, non è mai tempo sprecato, non è mai tempo sottratto a qualcosa. E’ tempo prezioso e ogni giorno che passa siamo più felici di aver scelto lui come nostro compagno di viaggio!

giovedì 4 febbraio 2010

100 giorni: DA URAGANO A PERTURBAZIONE TROPICALE

Elrond a 3 mesi

I giorni passano con Elrond e lo vediamo cambiare. Crescere. E non solo fisicamente. Ha quasi 100 giorni di vita e già oltre 10 kg di peso. Ha uno sguardo dolce e attento. Orecchie alte e paraboliche (tutti impazziscono per queste “antenne” sempre all’erta che si muovono seguendo le tracce dei suoni e a volte si uniscono sopra la sua testa dandogli l’aspetto di una devota beghina olandese del seicento!). Coda alla gatto Silvestro e un corpo possente e lanoso, che fa la gioia di bambini e adulti.

 

Decine di persone per strada lo “maneggiano” ogni giorno e io non lo rifiuto a nessuno. Mi piace che sia un cane socievole, abituato alla gente (visto che abitiamo al centro e qui la popolazione umana scorre sempre a frotte). Non è mai schizzinoso con nessuno, ma ha le sue preferenze. Come Anna, la giovane fruttivendola che lavora in una bottega a pochi metri da casa mia, e che incontriamo ogni mattina verso le 8 quando si esce sul lungomare. Quando la vede da lontano schizza verso di lei gioioso, con le orecchie tirate indietro e con un assetto aereodinamico da far invidia a una Ferrari del buon vecchio Schumacher.

 

Con gli altri cani ha sempre un atteggiamento morbido. Nella maggior parte dei casi li osserva prima a distanza. Poi si avvicina di lato. a volte si siede a terra e aspetta che l’altro si avvicini. Sempre si fa annusare per dichiarare la sua identità e spesso va subito pancia all’aria come un orsetto sottomesso (anche questa azione fa impazzire la gente che non può fare a meno di ululare il proprio “che carinoooooo”! a questo atteggiamento che io trovo semplicemente animalescamente corretto).

 

Elrond non si tira mai indietro nel gioco, specialmente coi cuccioli. Non ne fa passare uno in strada senza la voglia di ingaggiare un duello di atterramenti e falsi morsi aggressivi. Adoro vederlo socializzare in questo modo, anche se spesso sono costretto a tenerlo al guinzaglio visto che, pur se centro storico, le auto e i motorini transitano, non così spesso, ma lo fanno. Un altro problema sono gli umani-compagni di questi altri cani. Sempre timorosi, sempre diffidenti, sempre pronti a portar via il proprio cucciolo col timore che possa essere sbranato! Io non sono un esperto, né un addestratore, né tantomeno un professionista cinofilo, ma non posso fare a meno di notare la totale mancanza nei “proprietari” (orribile questa dicitura, ma ci siamo capiti) di cultura e conoscenza dei cani. Ma questo sarà materiale di un altro post.

 

A proposito di auto e motorini e bici. Per il momento il suo istinto predatorio di rincorrere pericolosamente (per lui) le ruote non è ancora sorto e quindi non ho problemi. Specialmente le dueruote gli sono del tutto indifferenti. Sono riuscito a minimizzare l’effetto dei corridori da strada. Colore che praticano footing e jogging, per intenderci. Grazie ai consigli di Roberto Mucelli ho quasi del tutto anestetizzato la sua voglia di lasciare un’impronta dentale sui calcagni nikemuniti di questi sportivi del primo mattino. Ora li vede passare senza troppo scuotersi e anzi guardandomi come ad attendersi un premio per non averli inseguiti e uccisi!

 

In casa la sua furia distruttrice si è attenuata in maniera evidentissima. Immaginate un uragano di forza 5 che diventa una modesta perturbazione tropicale! Non morde più di divano, non morde più noi, va al suo Puff bianco quando diciamo “Puff!” e nel suo trasportino quando diciamo “a cuccia”. Mangia solo dopo che gli abbiamo dato l’ok. Non salta sul divano o sul letto. Aspetta disteso in terra che gli si prepari la pappa. Si riposa ai nostri piedi quando vediamo un film. Si posiziona a terra, con faccia pietosa da mendicante da strada, sistemandosi a un metro e mezzo dalla tavola quando pranziamo. Esce da casa sempre dopo di noi. Non prende il cibo dalle nostre mani se non dopo il comando “vai”. Va a terra, seduto, si alza e salta a comando. Ecco… non è un cane telecomandato (nonostante sia microchippato), ma sta imparando le REGOLE della famiglia o branco, vedete voi.

 

Restano ancora dei problemi da risolvere. In strada continua ad essere un aspirapolvere nonostante conosca discretamente il segnale LASCIA. In casa continua a non stare mai fermo e ancora dobbiamo misurarci col momento in cui sarà lasciato solo. Fino ad ora non è mai capitato, sempre io o simona siamo stati con lui a casa. Vedremo come gestire questa fatidica separazione e vedremo se l’uragano ricomincerà a soffiare distruttivo!

giovedì 28 gennaio 2010

LA PIZZA DEI PUNK

Avete presente quei ragazzi senza fissa dimora, vestiti con jeans strappati e giubbini di pelle risalenti alle guerre puniche, che vanno in giro con piercing profondi come il tunnel del Frejus e un branco di cani furbi e guardinghi? Quelli che in gergo si chiamano punkabbestia?! Ecco un paio di questi ieri erano comodamente seduti su una panchina del lungomare.

 

elrond corre in blu

 

Io passeggio con Elrond sguinzagliato. Annusa, si muove, senza mai allontanarsi da me e quando lo fa basta un fischio o un VIENI vigoroso e lui con la lingua penzoloni e una testa che sembra un siluretto si precipita da me. Ha solo il maledetto vizio di mangiare ogni dannata sostanza che si trova sull’asfalto. In particolare va matto per delle bacche che cadono sull’erba da bassi alberi di palma (purtroppo non da cocco). Stiamo provando ad introdurre il comando LASCIA, ma è da poco e funziona diciamo al 50%.

 

Comunque mentre sgambetta felice vedo la luce di emergenza accendersi come una lampadina sulla sua testa. La riconosco dalla posa che assume: attenta, vigile, curiosa. Sento il suo cervellino demoniaco che comincia a ingranare. Neanche il tempo di immaginare cosa ha potuto vedere ed ecco che scatta come se fosse ai blocchi di partenza e avesse sentito lo sparo di una pistola da starter.

 

Si fionda alla panchina dei punkabbestia. si fa carezzare, scodinzola, si becca delle coccole e delle frasi in un italiano dolce, ma disarticolato (saranno tedeschi?) e poi ecco che il suo piano malefico si realizza! Scatta alla velocità della luce sulla panchina e ruba una bella fetta di pizza dalla scatola dei due ragazzi che invece di preoccuparsi e innervosirsi ridono di gusto.

 

Elrond scappa con il suo bottino tra le fauci mentre io mi lancio al suo inseguimento. Lo so che non bisogna mai inseguire un cane: è il loro gioco preferito “guardia & ladri”, ma lo faccio per avvicinarmi e per dare da vedere ai due giovani punk che mi preoccupo per la loro perdita. lo richiamo anche, ma figuratevi se Elrond si fa scappare l’occasione di gustarsi la sua pizza una volta che gli ha messo i denti su. dopo un minuto di rincorsa riesco a beccarlo, anche perché lui è frenato da questa enorme fettona che rallenta la sua corsa disperata.

 

Alla fine riesco a strappargliene un pò, ma il resto finisce nel suo stomaco senza fondo.

 

Contrito vado dai due ragazzi e per scusarmi do loro un paio di euro. Immagino che sia costata fatica (ad elemosinare) quella pizza ed Elrond gli ha sottratto parte del pranzo, il minimo che possa fare è dargli qualche spicciolo (anche se a Salerno con 2 euro te la compri intera una pizza!)

mercoledì 27 gennaio 2010

LETTERA A ELROND

Tre mesi - primopianoCaro Elrond,

oggi è il primo mese che sei con noi. Ti vediamo crescere dentro la nostra vita, come un cielo che si espande silenziosamente. Splendidamente. Sei arrivato a casa nostra in mezzo al tremore dell’attesa e al timore di chi affronta un’esperienza appena coniata. Sei arrivato annusando timidamente l’aria nuova di una esistenza che si stava aprendo davanti ai tuoi piccoli occhi nocciola e al tuo corpo morbido.

 

Caro Elrond, i primi tempi non sono stati facili. E ti chiediamo scusa se qualche volta ti abbiamo guardato con l’espressione di chi proprio non ne poteva più. Sono stati giorni duri. Forse eravamo impreparati, nonostante il tanto studiare. Gli esami, molto spesso, si rivelano molto più complessi di quello che tu puoi immaginare semplicemente affondando la testa nei libri. Qui si parla di esseri viventi e non c’è parola scritta, non c’è consiglio, non c’è racconto verbale che possano fotografare con esattezza il ritratto di una esperienza di vita.

 

Caro Elrond, sembravi essere venuto a casa nostra con la missione del Terminator: distruggere l’appartamento, annientare la nostra bella routine matrimoniale, fracassare la  nostra pazienza, disintegrare ogni possibilità di “lavorare” a casa e di stare tranquilli. Ci sono stati giorni in cui io e Simona ci chiedevamo il perché di questa scelta e ci rispondevamo che era stato un enorme sbaglio.

 

Caro Elrond, il solo ammettere di aver avuto questi pensieri mi sembra così ridicolo e doloroso adesso. Dover rinunciare ai tuoi sguardi che sembrano scavarti dentro alla ricerca della parte più intima e viscerale di te, dove rinunciare a quei balzi di felicità quando ci rivedi dopo un’assenza anche breve, dover rinunciare alla carica di energia e di vita che ha riempito di nuovi sensi i nostri giorni, dover rinunciare al senso di onestà e di innocenza che promana da ogni tua azione (anche la più scellerata e distruttiva), dover rinunciare alla tua bellezza (non parlo solo di quella estetica) e alla tua poesia… ecco dover rinunciare a tutto questo ora ci lascerebbe in un vuoto siderale, dove il silenzio è amaro come veleno.

 

Caro Elrond, le nostre vite ora sono intrecciate e i sapori si sono mescolati. Sei sulle mie gambe adesso, che riposi caldo mentre scrivo e sento la tua vita scorrere sulla mia pelle. Ti guardo e sento che ci apparteniamo indissolubilmente. Ci saranno ancora momenti difficili in cui pazienza e sacrifici saranno messi alla prova. Ci saranno preoccupazioni e pensieri scuri. Ma ci sarà qualcosa di più grande, evidente, luminoso di questo: ci sarà un libro di pagine scritte con un nuovo alfabeto di cui solo io, simona e te conosceremo il significato e che smalterà di nuovi colori, più vividi, il paesaggio delle nostre esistenze.

 

Caro Elrond grazie… anche se non leggerai mai questa lettera e non capirai mai le mie parole, volevo scrivertelo su questo diario che parla di te.

domenica 24 gennaio 2010

UNA DOMENICA DI ORDINARIA FOLLIA

Domenica mattina in technicolor. Di luce splendida e di mite calore. Il lungomare straripa di gente. Di una carovana di marmocchi vestiti da carnevale e di frotte di cani nuovi al guinzaglio per la loro “uscita della domenica”, appunto. Noi siamo habitué del luogo quindi lo attraversiamo con quel senso di snobismo aristocratico di chi si trova improvvisamente in mezzo a una folla di parvenu.

 

Raggiungiamo subito la Spiaggia di Santa Teresa muovendoci a difficoltà tra la selva di gambe e il prato di coriandoli che trapuntano questo lungo “parco” orizzontale di giardinetti, panchine, palme e mare laterale. L’unico luogo appena decente dove dare una parvenza di libertà ai nostri cani (Salerno, che peraltro è una cittadina dignitosa, carina e molto ben funzionante per gli standard meridionali, vanta una delle peggiori “propensioni” al cane che io abbia riscontrato in giro. Non c’è un contenitore dove gettare i suoi bisogni, non c’è un dog park, non uno dei parchi cittadini è accessibile ai nostri amici zamputi… mah!), anche se c’è il divieto totale di portarli senza guinzaglio (regola che moltissimi – tra cui spesso io – disattendono).

 

Con luna - insieme Arriviamo in spiaggia e il primo incontro è con l’amore di Elrond: Luna (nella foto mentre passeggia con il “nostro”). Al duetto delle follie si aggiunge oggi l’antico cane cinese dei miei genitori in trasferta. Stavolta proviamo un campo neutro per vedere se si riesce a non farli scannare.

 

Rea, la shar-pei, è al guinzaglio mentre i due fidanzatini sono sciolti e liberi di giocare. Rea è su di giri e vorrebbe unirsi all’idillio ludico. E comincia a sbavare. Letteralmente. Trovo quantomeno nauseante la vista di un cane che sbrodola e raglia come un asino! Comunque mio padre si è deciso a liberarla ed anche lei ha provato a unirsi ai festeggiamenti da spiaggia. Stavolta è andata molto meglio, anche se non so se Elrond avesse proprio intenzioni giocose, perché nel suo ringhio e nei suoi morsetti di difesa sembra molto più accigliato e cattivo rispetto al solito.

 

Presto sono arrivati sulla spiaggia altri due cuccioloni. Un golden retriever di 5 mesi (Kibo) e un cocker saltellante di un anno (Charlie). Hanno messo a soqquadro la spiaggia.. specialmente con il biondo Charlie che ad un certo punto si è avviato verso il mare, oggi piatto come il petto di una modella anoressica. Ma mentre questi ha fatto una finta ed è tornato indietro, il buon Elrond impavido come un cavaliere della tavola rotonda e sciagurato come un liceale alla sua prima gita: si è lanciato nelle fredde acque mediterranee con un balzo degno del padre Aragorn (campione di agility). E non si è fermato a questo. Ha cominciato a nuotare sotto lo sguardo divertito e sgomento della folla. Io inizialmente sono stato preso dal tipico panico di un genitore alle prime armi che vede il figlio improvvisamente in fin di vita. Ero già pronto a spogliarmi e gettarmi per salvarlo, ma poi l’ho visto nuotare indietro verso la riva con quella sua testolina furba a pelo d’acqua! un incanto. subito spezzato dalla sua vista una volta sulla spiaggia. tutto bagnato sembrava un altro. piccolo e striminzito come un cane randagio, un meticcio abbandonato e maltrattato, un avanzo di canile senza speranze!

 

L’acqua fredda non ha spento però i suoi bollenti spiriti. Subito di nuovo alla corsa. subito ad inseguire il suo amico Charlie o a rotolarsi nella sabbia, forse per darmi prova di quella “leggenda metropolitana” del pelo autopulente dei border. Che poi di leggenda assolutamente non si tratta. Dopo qualche decina di minuti, mentre eravamo di ritorno a casa sembrava immacolato. non un briciolo di sabbia, nessun segno delle scorribande arenili, nessun odore particolare. Il pelo era quello di prima.

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