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| Elrond a 2 mesi, prima foto a casa nostra |
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| A tre mesi, un piccolo boss |
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| lo sbadiglio del diavolo, a quattro mesi |
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| uno sguardo da adulto, cinque mesi |
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| In spiaggia pronto per la palla, a sei mesi |
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| Elrond a 2 mesi, prima foto a casa nostra |
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| A tre mesi, un piccolo boss |
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| lo sbadiglio del diavolo, a quattro mesi |
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| uno sguardo da adulto, cinque mesi |
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| In spiaggia pronto per la palla, a sei mesi |
Dieci mesi con Elrond. La piccola peste che correva in giro per casa e aveva deciso che era arrivato per noi il momento di cambiare di divano e tappeto, ora è un cane. equilibrato e tranquillo (per quanto la sua natura di border glielo permetta), concentrato e simpatico. ma veniamo a farne una sorta di carta di identità per conoscerlo un po’ meglio – qualcuno di voi gentili lettori potrà pensare “si ma a che pro? perché dovrei conoscerlo meglio?”. la risposta non la conosco. ma se avete la pazienza di andare avanti forse si può creare un territorio di confronto tra il mio e i vostri amici in pelo, lingua e zampe.
Fobie.
Un uomo è le sue paure. Scrisse Kafka (per inciso il mio scrittore preferito, tanto che sulla spalla ho il tatuaggio con la sua K autografa). questo vale pure per i cani a mio parere.
Elrond non ha particolari paure. I botti gli fanno un baffo. Una volta eravamo sul lungomare – tanto per cambiare… ormai la gente pensa che il mio lavoro sia il dogsitter o il nullafacente, visto la quantità di tempo che dedico a questa dolce attività – e nel cielo sono comparsi improvvisamente dei fuochi d’artificio. Elrond è schizzato sull’attenti e la testa è diventata tutta un fremito. le sue orecchie paraboliche (vedere le foto per credere – sono così grandi che forse dovrei farle omologare al PRA e farci mettere su la targa!) si muovevano in tutte le direzioni. e improvvisamente ha cominciato a correre in direzione delle coreografie pirotecniche nel cielo, saltellando allegramente come una vispa teresa sui prati del lungomare. mentre gli altri cani andavano chi a tuffarsi sotto gli alberi, chi a nascondersi dietro le gambe dei padroni, chi a tuffarsi a mare disperato, chi ad abbaiare istericamente, come una comare che strilla contro il pudore offeso da un giovane screanzato!
le auto non lo spaventano, né le rincorre. più che altro a volte si affaccia ai finestrini delle macchine parcheggiate per strada. così come a voler vedere chi c’è dentro, con la naturalezza di un “guardone” e la curiosità di un ficcanaso perdigiorno. a volte si ferma a fissare le persone che sono al volante, sempre mentre l’auto è ferma. resta così tanto in posizione da metterle in imbarazzo. Alcuni giorni fa un signore di una certa età – con una buona dose di spirito – allo sguardo fisso di Elrond che era rimasto impalato a osservarlo, si è rivolto a lui con queste parole: “scusate brigadié megg’ scurdat patent’ e librett’ a cas’” (traduzione per i non madrelingua del dialetto campano “scusate brigadiere, ho dimenticato a casa la patente e il libretto!”)
Non è una fobia, ma diciamo che proprio non sopporta il rumore delle tende veneziane. in particolar modo c’è un balconcino dei nostri dirimpettai (e vivendo nel centro storico la distanza che ci separa potete immaginare che è piuttosto ridotta) che è un vero tormento per i nostri timpani. perché ogni qual volta le persone di fronte tirano su le veneziane, Elrond – memore delle parole del gladiatore Massimo Decimo Meridio - “scatena l’inferno”. Abbaiando come un forsennato in posizione di difesa del territorio, tanto che ormai i vicini ci hanno fatto il callo. anzi la signora di fronte ha due nipotine che impazziscono per Elrond, il quale a sua volta – visto che fanno rumore con le veneziane – amerebbe tanto sbranarle! (si fa per dire, lui è pazientissimo con i bambini). e la nonna dice “avete visto che bello il cagnolino!” mentre in quel momento elrond si è trasformato in un feroce cane da guardia e sembra un ossesso. alla faccia del cagnolino!
stiamo lavorando affinché perda questa cattiva abitudine, ma per ora speriamo più che altro che la famiglia di fronte esca il meno possibile sul proprio balconcino.
In casa Elrond ha un certo rispetto reverenziale per l’albero-attaccapanni. no… non è un personaggio di una fiaba illustrata o di una avventura fantasy, piuttosto è un vero tronco di albero del caffé brasiliano che io ho in casa a mo’ di attaccapanni. (potete vederlo nella foto accanto). Qualche tempo fa, il “nostro” aveva circa 5/6 mesi, si mette a giocare con una busta appesa a uno dei rami. Tira e tira, logicamente l’albero traballa e viene abbattuto. vi lascio immaginare il fragore (non proprio come quando viene tirata giù una sequoia secolare, ma sul pavimento di casa fa un bell’effetto… chiedere alla famiglia che abita sotto da noi). credo che voi possiate immaginare anche la reazione del prode Elrond, che coda tra le zampe e faccia a siluro (chiamo così quando le orecchie spariscono sulla testa e la conformazione della testa diventa aereodinamica, per correre più velocemente) è scappato nel punto più distante della casa. da allora l’albero per lui è vivo (neanche fosse uno di quelli della Vecchia Foresta ne IL SIGNORE DEGLI ANELLI) e ha un pessimo carattere. quindi quando deve avvicinarsi, per forza, visto che è posizionato accanto alla porta di casa.. lo fa con delle manovre circospette e disegnando immaginari cerchi intorno per trovarsi al raggio più distante possibile dal signore attaccapanni!
Gli errori di ingenuità prima o poi si pagano, gli errori di inconsapevolezza e goffaggine anche!
Antefatto: quando Elrond arrivò a casa nostra era periodo di festa. Il 28 dicembre. C’era ancora il bell’albero di natale messo su con la solita maestria da Simona. Dopo la timidezza iniziale, già dal secondo giorno, il nostro cucciolo sembrava interessarsi particolarmente a quel verde abete di plastica pieno di palle colorate e di luci rosse intermittenti. Si avvicinava con discrezione nelle prime ore. Ma già il 30 dicembre aveva cominciato la sua campagna di attacco all’albero, neanche fosse la squadra dei marines di Avatar che bombarda il Grande Albero-Casa dei Na’vi.
Io e Simona avevamo letto tanto sui cani, ma non abbastanza dal sapere come scoraggiare una piccola palla di pelo dal morire fulminato mordendo i fili di luci colorate o rovinando il complesso gioco di ornamenti preparati da mia moglie. Allora, e qui viene l’errore madornale, ci venne la malsana idea di utilizzare il Folletto della Vorverk (quella indispensabile scopra elettrica presente in molte case italiane e non solo) per spaventarlo.
Bastava avvicinargli il muso piatto rombante dell’aggeggio per farlo schizzare via dall’albero. Ridevamo di questa trovata! Ridevamo a vederlo saettare lontano da quel mostro biancoverde che aspira e ansima come una macchina infernale.
E oggi? Oggi che Elrond a quattro mesi suonati ha trovato la sua voce (un abbaio sonoro e cavernoso che nel mio appartamento si amplifica paurosamente) ci sta facendo pagare l’errore di quei primi giorni dicembrini. Ogni volta che si attiva il Folletto Elrond scatta con la sua tempra vigorosa e comincia ad abbaiare furioso, saltellando isterico e a denti scoperti verso questo mostro rumoroso. Non c’è modo di fermarlo, tanto che per pulire in casa eravamo costretti a metterlo nel trasportino.
Scrivo “eravamo” perché da ieri abbiamo escogitato un sistema, non per inibire l’abbaio che forse servirebbe a poco, ma per rimodellare la sua risposta emotiva al mostro Folletto. Ieri sera prima di cena abbiamo cominciato a far cadere sul pavimento dei croccantini nel momento in cui ho preso in mano la scopa elettrica, spenta. Inizialmente la sua reazione è stata la solita: abbai e strepiti, denti e paura difensiva. Però ogni volta che faceva così, Simona lo richiamava lontano e lo premiava di continuo mentre non abbaiava, anche facendolo mettere seduto.
Col passare dei secondi Simona faceva cadere i croccantini sempre più vicino alla scopa. Premiando il suo silenzio. Addirittura siamo arrivati anche a mettere dei croccantini direttamente sul muso della scopa. e lui li ha presi tutti. E’ sempre un border-ciccio non dimentichiamolo. Poi abbiamo attivato la scopa e il suo rumore. Continuando a premiare la sua tranquillità e stornando la sua attenzione paurosa senza mai dire No, ma solo portandolo più lontano dal problema.
Non voglio dire che abbiamo risolto il problema, non è così. Ma oggi lo abbiamo riproposto prima della pappa mattutina e devo dire che i miglioramenti sono notevoli. Continueremo pazientemente, evitando di stressarlo, ma provando a fargli associare il Folletto a un’anima gentile e non a un mostro dal roco vociare.
Quello che mi preoccupa è che, finito il problema dei bisogni in casa (da 12 giorni non sporca in appartamento) ora inizia quello dell’abbaiare. Vedremo le evoluzioni.
Costruire una routine per un cane è come gettare delle solide fondamenta per un edificio. ti assicuri stabilità. allora pazientemente stiamo provando a modificare le nostre giornate tanto da strutturarle in modo che tutto combaci.
Il giorno inizia intorno alle 8. Alzarmi dal letto, mentre la pioggia frusta i vetri e il tepore delle coperte è una morbida carezza, a volte è come uno schiaffo in faccia. Mi sveglio pensando ai giorni pre-cane quando non avevo limiti al mio sonno e potevo decapitare il sonno a mio piacimento. Ma mi consolo dicendomi, mentre infilo le calze al rovescio e gli occhi sono aperti come due fessure invisibili, che: svegliarsi presto fa bene perché la giornata così è più lunga, passeggiare al mattino (prima di fare colazione) fa bene perché è molto indicato per chi desidera perdere peso (poiché il corpo, non avendo ancora introdotto zuccheri freschi, cioè energie immediatamente disponibili, ricorre maggiormente al consumo di glicogeno, il grasso accumulato come riserva corporea), portare un cane a spasso fa bene per le relazioni sociali e per assaporare un volto diverso della propria città. Ah potenza dell’autoconvincimento!
La passeggiata va avanti a lungomare per circa un’ora. Elrond è sempre al guinzaglio. Piccolo, ma è già un tiratore professionista. Uno di quelli che mettono a dura prova le articolazioni della spalla e la muscolatura delle braccia. Ogni volta che il guinzaglio va in tensione mi fermo. attendo che si fermi e riparto. Chi mi vede per strada forse mi prende per matto. Elrond logicamente fiuta alla ricerca dell’ottimo cibo-spazzatura da strada cittadina. sto sempre attento ad evitare che arrivi sulla preda. Ha una predilezione per le cartacce bianche che afferra a velocità fulminea. quando dico LASCIA, 8 volte su 10 la lascia, chiedendo in cambio qualcosa. Se afferra bicchieri di plastica o qualcosa di commestibile la percentuale di abbandono della preda scendono allo 0%.
Finita la passeggiata durante la quale provo a seguire una mia strada a volte forzando la sua testarda voglia di seguire un proprio percorso, mi fermo su un’aiuola (di quelle lunghe una ventina di metri) di prato, stando attento a non calpestare i bisogni degli altri cani (ma fallendo spesso in questa impresa), e cominciamo per una decina di minuti il lancio della pallina. Dopo aver corso per afferrarla quasi sempre la riporta, qualche volta invece se la tiene per sé un pò più a lungo guardandomi con la faccia di chi non capisce cosa gli stia chiedendo visto che quella cosa gialla e rotonda che ha tra le zanne non è altro che un prolungamento fisico della sua bocca!
Torniamo a casa. Il percorso ormai lo conosce bene. Ma lo fa al guinzaglio comunque,anche perché ci sono un paio di vie a scorrimento sostenuto da attraversare. Arrivato in appartamento è il momento della pappa (150 gr di crocchette Hill’s) che consuma nel trasportino alla velocità che impiega l’elettrone a farsi un giro intorno al nucleo di un atomo.
Ora dovrebbe essere esausto, satollo e rilassato e quindi pronto al riposo. Macché. Si muove per la casa come una tigre in una savana senza cacciatori. Vuole salire sul banco della cucina, sul tavolo da pranzo, sui mobili o sul divano nuovo, logicamente bianco! Afferra tutto ciò che è afferrabile e guai a lasciare aperte le porte dei bagni o della camera da letto. Il rischio è che svuoti i cesti dei panni sporchi o prenda calzini in terra o cuscini sul letto. Quindi bisogna stargli dietro sempre. Per evitare di vivere con gli occhi incollati al suo corpo pelliccioso e quindi perdere il lavoro per negligenza, sia io che Simona, decidiamo di metterlo a riposo nel kennel. Lo attiriamo nel trasportino con un paio di crocchette, gli diamo il comando CUCCIA e lo chiudiamo per un’oretta e mezza. di solito crolla addormentato quasi istantaneamente, o al massimo dopo pochissimi lamenti.
Verso le 12:30 si esce ancora per una lunga passeggiata pre-prandiale. Di solito di questa se ne occupa Simona, quando io sono al lavoro. In giornate come oggi, in cui il sole è alto e muscoloso, è un gran piacere attraversare la folla e mescolarsi all’odore di salsedine che viene dal mare. Purtroppo la spiaggia è impraticabile, perché è sporca come una discarica. Forse per la mareggiata di questi giorni (ci sono anche 2 o 3 carogne di animali non ben identificati), ma certo l’incuria di chi dovrebbe occuparsene è vergognosa. In media un’altra ora /ora e mezza di cammino, di incontri con altri cani, di piccole lotte (specialmente quando incontra i suoi amici storici, che purtroppo per loro diventano sempre più piccoli nei confronti della sua stazza che cresce a vista d’occhio).
A casa pranziamo, mentre lui si mette in un angolo piuttosto lontano dove si aspetta che riceverà qualche briciola di pane. Sa che gli conviene starsene lì piuttosto che venire a elemosinare ai nostri piedi. Non otterrebbe nulla. Qualche volta capita anche se si addormenti da solo, così per terra o sul vecchio divano che ora è nello studio. Ma è raro. le sue batterie sono quelle certificate per Border: ovvero inesauribili. Dobbiamo stare attenti mentre apparecchiamo la tavola o quando sparecchiamo. lo squaletto è in agguato e balza sul grande tavolo nero di cristallo, mettendosi in piedi sulle zampe di dietro, con estrema rapidità. anche in questo caso confidare nella sua voglia di riposare è utopico, quindi lo “aiutiamo” a farlo, confinandolo un po’ nel trasportino per un altro paio d’ore massimo.
Quando si sveglia fuggiamo subito fuori, per evitare le sue bionde benedizioni di pavimento. Quando piove è giusto il tempo di espletare le sue funzioni fisiologiche, altrimenti è il momento per una nuova passeggiata, questa volta per il corso principale della città. Isola pedonale, molto frequentata da persone e cani. praticamente nel pomeriggio tutta Salerno si riversa lungo questo chilometro e mezzo di eleganti negozi, luci e acciottolato. Ho sempre pensato che in questa città si lavora poco, la gente però qui è professionista nell’arte antica dello struscio: ovvero nel camminare avanti e indietro per il corso chiacchierando e lanciando sguardi alle vetrine.
A casa giochiamo al lancio dell’osso di gomma che lui ama da morire. io lancio, lui riporta questo bell’osso rosso tutto salivato! andiamo avanti così per qualche minuto. poi passiamo al tira&molla, che però lo eccita molto (a dire il vero ci vuole poco a eccitare questa peste!). tra una cosa e l’altra si fanno le 19-19:30. Si esce ancora, se riusciamo prima che abbia già irrorato le nostre mattonelle domestiche. Comunque prima della seconda pappa si va fuori, anche se solo per una mezzoretta.
Arriva il momento in cui io e simo abbiamo voglia di rilassarci. secondo voi lui è dello stesso avviso? direi di no. e come si va a vedere un film sul divano se questo diavoletto non vuole saperne di accomodarsi un po’ e mettersi in stand-by? Ci proviamo in tutti i modi: ossa di bufalo, carezze quando si mette a terra, preghiere in lingue sconosciute (!) Alla fine ricorriamo al buon vecchio trasportino. un paio di crocchette, Cuccia e lui si infila dentro e dorme beato (dopo un paio di minuti di “scavo & gratto” alle pareti di plastica e qualche guaito per accendere la pena in noi, cosa che fallisce miseramente!) fino ai titoli di chiusura.
E’ mezzanotte o qualche minuto in più. si esce per l’ultima volta. L’aria pungente. la città che dorme. Elrond che si sveglia a poco a poco… e già vuole saettare di qui e di lì. Ma dopo un pò si rientra e il caldo trasportino lo accoglie di nuovo per il lungo sonno al buio. Buonanotte Elrond, a domani!
Quando abbiamo deciso di prendere un cane, o meglio: un border collie (che a volte sembra, parlando con tanti borderisti o semplici parvenu del mondo cinofilo, fare specie a sé piuttosto che “semplice” razza del mondo canino) avevamo un pensiero in mente ben preciso: dedicargli del tempo.
E onestamente non si può dire che abbiamo tradito questa intenzione. Siamo sempre con il piccolo Elrond e non perdiamo occasione per fare qualcosa con lui. Non ci limitiamo a fargli l’elemosina di una veloce scappatella giù in strada per dar sfogo ai suoi bisogni corporali. Noi “usciamo” con lui. Facciamo lunghe passeggiate e non si sta mai meno di un’ora, un’ora e mezza a perlustrare le strade (che solo ora mi rendo conto essere sporchissime con cartacce e altro a trapuntare il manto asfaltato) o a battere in lungo e in largo il lungomare.
Oggi siamo già usciti 2 volte e ora stiamo per riprendere guinzaglio e paletta (no, non faremo castelli di sabbia… Elrond piuttosto è specializzato in architetture diciamo così più “organiche” e ne fa di imponenti!) per tornare a calcare i palcoscenici cittadini.
Il sole stempera questa fredda giornata di febbraio battuta da un vento sottile e che crede di essere siberiano. cielo perfetto. siamo stati in spiaggia che oggi sembrava leggermente più pulita del solito. io e Simona armati di palla (un pallone in miniatura, a dire il vero, regalatomi l’anno scorso dal nostro sponsor del Giffoni Film Festival: Diadora e che ormai non vedrà più i suoi gonfi fasti, grazie alle punture poco indolori degli aghi di Elrond) siamo scesi sulla rena di Santa Teresa. Finalmente si corre! L’asfalto ci ha detto la “nostra” Cristina di Petrademone fa male ai suoi cuscinetti delle zampe e così abbiamo cercato qualcosa di morbido.
E’ sempre uno spettacolo vederlo predare la palla. Si appiattisce al terreno come se fosse una sogliola in pelliccia e incassa la testa nelle spalle come un ghepardo nella radura della Savana. Attento e puntuto quasi si trattasse di una corsa per la vita o la morte. Lancio! Scatta come un fulmine. L’afferra al volo a volte capriolando sulla palla in movimento. Addio manto nero e bianco, ora è nero e giallastro come i denti usurati di un fumatore di Istanbul!
A volte riporta la palla fino a noi, ma senza mai lasciarla tanto, altre volte segue un suo itinerario invisibile e si direzione verso una base che vede solo lui. Ma in tutti i casi non è facile che si separi da questo pallone sgonfiato. Se ne va in giro come se avesse un gigantesco ascesso che fuoriesce dalle labbra.
Dopo un pò arrivano sulla spiaggia Luna (il suo amore che in questi giorni ha subito l’operazione di sterilizzazione e ancora non è tornata quella di un tempo in quanto a grinta e a giocosità ed Elrond deve essersene accorto) e i due bellissimi cani di un giovane scrittore di gialli, Gianluca Durante: un husky (che ulula da brividi e purtroppo soffre di epilessia) e un setter (melanconico come un personaggio di Gente di Dublino). Ma Elrond non li teme, giusto un sano rispetto. Non si prende confidenze che non gli sono dovute. Li guarda a distanza e quando Set (l’husky) si avvicina col passo pesante di un imperatore che ne ha viste tante, lui lascia la palla e si allontana un po’ deferente.
Stare con Elrond, comunque, non è mai tempo sprecato, non è mai tempo sottratto a qualcosa. E’ tempo prezioso e ogni giorno che passa siamo più felici di aver scelto lui come nostro compagno di viaggio!
I giorni passano con Elrond e lo vediamo cambiare. Crescere. E non solo fisicamente. Ha quasi 100 giorni di vita e già oltre 10 kg di peso. Ha uno sguardo dolce e attento. Orecchie alte e paraboliche (tutti impazziscono per queste “antenne” sempre all’erta che si muovono seguendo le tracce dei suoni e a volte si uniscono sopra la sua testa dandogli l’aspetto di una devota beghina olandese del seicento!). Coda alla gatto Silvestro e un corpo possente e lanoso, che fa la gioia di bambini e adulti.
Decine di persone per strada lo “maneggiano” ogni giorno e io non lo rifiuto a nessuno. Mi piace che sia un cane socievole, abituato alla gente (visto che abitiamo al centro e qui la popolazione umana scorre sempre a frotte). Non è mai schizzinoso con nessuno, ma ha le sue preferenze. Come Anna, la giovane fruttivendola che lavora in una bottega a pochi metri da casa mia, e che incontriamo ogni mattina verso le 8 quando si esce sul lungomare. Quando la vede da lontano schizza verso di lei gioioso, con le orecchie tirate indietro e con un assetto aereodinamico da far invidia a una Ferrari del buon vecchio Schumacher.
Con gli altri cani ha sempre un atteggiamento morbido. Nella maggior parte dei casi li osserva prima a distanza. Poi si avvicina di lato. a volte si siede a terra e aspetta che l’altro si avvicini. Sempre si fa annusare per dichiarare la sua identità e spesso va subito pancia all’aria come un orsetto sottomesso (anche questa azione fa impazzire la gente che non può fare a meno di ululare il proprio “che carinoooooo”! a questo atteggiamento che io trovo semplicemente animalescamente corretto).
Elrond non si tira mai indietro nel gioco, specialmente coi cuccioli. Non ne fa passare uno in strada senza la voglia di ingaggiare un duello di atterramenti e falsi morsi aggressivi. Adoro vederlo socializzare in questo modo, anche se spesso sono costretto a tenerlo al guinzaglio visto che, pur se centro storico, le auto e i motorini transitano, non così spesso, ma lo fanno. Un altro problema sono gli umani-compagni di questi altri cani. Sempre timorosi, sempre diffidenti, sempre pronti a portar via il proprio cucciolo col timore che possa essere sbranato! Io non sono un esperto, né un addestratore, né tantomeno un professionista cinofilo, ma non posso fare a meno di notare la totale mancanza nei “proprietari” (orribile questa dicitura, ma ci siamo capiti) di cultura e conoscenza dei cani. Ma questo sarà materiale di un altro post.
A proposito di auto e motorini e bici. Per il momento il suo istinto predatorio di rincorrere pericolosamente (per lui) le ruote non è ancora sorto e quindi non ho problemi. Specialmente le dueruote gli sono del tutto indifferenti. Sono riuscito a minimizzare l’effetto dei corridori da strada. Colore che praticano footing e jogging, per intenderci. Grazie ai consigli di Roberto Mucelli ho quasi del tutto anestetizzato la sua voglia di lasciare un’impronta dentale sui calcagni nikemuniti di questi sportivi del primo mattino. Ora li vede passare senza troppo scuotersi e anzi guardandomi come ad attendersi un premio per non averli inseguiti e uccisi!
In casa la sua furia distruttrice si è attenuata in maniera evidentissima. Immaginate un uragano di forza 5 che diventa una modesta perturbazione tropicale! Non morde più di divano, non morde più noi, va al suo Puff bianco quando diciamo “Puff!” e nel suo trasportino quando diciamo “a cuccia”. Mangia solo dopo che gli abbiamo dato l’ok. Non salta sul divano o sul letto. Aspetta disteso in terra che gli si prepari la pappa. Si riposa ai nostri piedi quando vediamo un film. Si posiziona a terra, con faccia pietosa da mendicante da strada, sistemandosi a un metro e mezzo dalla tavola quando pranziamo. Esce da casa sempre dopo di noi. Non prende il cibo dalle nostre mani se non dopo il comando “vai”. Va a terra, seduto, si alza e salta a comando. Ecco… non è un cane telecomandato (nonostante sia microchippato), ma sta imparando le REGOLE della famiglia o branco, vedete voi.
Restano ancora dei problemi da risolvere. In strada continua ad essere un aspirapolvere nonostante conosca discretamente il segnale LASCIA. In casa continua a non stare mai fermo e ancora dobbiamo misurarci col momento in cui sarà lasciato solo. Fino ad ora non è mai capitato, sempre io o simona siamo stati con lui a casa. Vedremo come gestire questa fatidica separazione e vedremo se l’uragano ricomincerà a soffiare distruttivo!
Ieri giornata piena per Elrond. Per il pomeriggio abbiamo pensato per lui qualcosa di più “culturale”. Abbiamo deciso di portarlo a scorrazzare libero sui prati dell’Università delle facoltà scientifiche di Salerno dislocata a Baronissi.
Il viaggio inizia subito bene! Dopo un paio di chilometri sentiamo Elrond, che è in braccio a Simona, intonare i “singulti del vomito” (partitura di cui sentimmo le note, poco melodiose, già nel viaggio dalla sua casa natale a Orvinio alla nostra). Simona prova a tamponare l’emergenza chiudendogli la bocca a forza in attesa di portarlo fuori. Io mi faccio prendere dal panico e accosto improvvisamente senza nemmeno mettere la freccia. Proviamo a portarlo giù per evitare un disastro ambientale (della mia auto), ma in quel momento il cucciolo si trasforma nella protagonista dell’Esorcista inondando l’auto di un torrente verde. La disperazione cala su di noi come un sipario senza più fili. Ma reagiamo. In fondo è stata colpa nostra, non avevamo messo in conto una eventualità molto probabile. Ripuliamo il tutto a fatica, aiutandoci con dei kleenex che solo pochi giorni prima avevamo fortunatamente acquistato da un ambulante magrebino smunto e sdentato (ricordo anche che io avrei preferito non prenderli… trincerandomi dietro un insulso “no grazie tanto io non lo prendo mai il raffreddore”! Santo ambulante e santa Simona che mi convinse a comprarli).
L’auto non profuma esattamente di fiori di campo! Va portata al lavaggio quanto prima. Non ci facciamo fermare dall’incidente comunque e partiamo alla volta di Baronissi, che dista circa una decina di chilometri. La giornata è ancora splendida, anche se il sole sta velocemente ripiegando dietro le montagne. Il cielo è screziato di colori caldissimi, anche se la temperatura è piuttosto rigida (secondo i parametri meridionali, naturalmente).
Arriviamo all’Università ed ecco aprirsi davanti ai nostri occhi questi vasti prati verdi trapuntati di alberi dalle fogge più disparate e innervati da stradine in mattoncini. Lasciamo subito libero Elrond che, intanto aveva vissuto il resto del viaggio sul sedile posteriore tra le amorevoli cure di Simona. Ora è scatenato. Si lascia andare a qualche corsetta di sfogo. Noi ci siamo muniti di piccoli premi culinari (le sue famose e maleodoranti crocchette della Hills). Proviamo il VIENI che funziona alla grande. Ogni volta che ritorna, sempre, al richiamo si becca un snack che sembra sempre gradire molto.
Ci siamo dati appuntamento con la madre di Simona, mia suocera Angela (dimenticate lo stereotipo della suocera rompiscatole e noiosa e pronta sempre alla critica, lei è una giovanile signora molto simpatica e a volte un po' “bambina”. adorabile) con la sua cagnolina Laika (eh si nome originale, praticamente come chiamare Vincenzo Esposito un neonato partenopeo!). Laika aveva già avuto modo di esprimere la sua simpatia nei confronti di Elrond nel primo incontro cane-cane della sua vita di cucciolo. Logicamente sono ironico.
Laika è uno dei cani più snob e asociali che io conosca. Come una (bella e affascinante) single bisbetica che si è ritirata a vita privata di giardino, felicemente lontana dalle cose degli uomini e degli altri quadrupedi. A volte vedo in lei l’incarnazione canina di Oriana Fallaci (con il dovuto rispetto per una scrittrice il cui stile ho sempre apprezzato enormemente). Comunque la storia si ripete. Laika appare contrariata dalla presenza del piccolo o quantomeno indifferente. Elrond lo percepisce e gira piuttosto alla larga.
Solo in qualche momento c’è un avvicinamento più sostanziale, ma che produce una rivolta nella cagnolina subito pronta a ringhiare, abbaiare ed atterrare il povero borderino spavaldo. Da quel momento in poi ogni volta che Elrond prova un minimo tentativo di accorciare le distanze, lei lo dissuade con un ringhio basso ma eloquente. E il cucciolo capisce l’antifona. Ah sapessi ringhiare anche io così!!
Quello che ci stupisce è la reattività ai comandi di Elrond in questa situazione di libertà. non stacca mai lo sguardo da noi, schizza come un levriero da cinodromo al nostro richiamo, gioca senza mai stancarsi, si fa infilare il guinzaglio senza proteste o rimostranze. Fuori casa nemmeno la traccia di Mr(Elrond)Hyde!
Qui sotto SIMONA che gioca con Elrond!
L’inizio della saga del signore degli anelli inizia con un capitolo dal titolo “Una festa a lungo attesa”. Bene, voi tutti ormai sapete che il nome del nostro cucciolo (Elrond) deriva proprio da questo fantastico libro di Tolkien. Quindi se io intitolo questo paragrafo “Una uscita a lungo attesa” sono perfettamente in linea con la storia!
Eh si oggi… 11 gennaio 2010… quando il buon Elrond festeggia il suo 78° giorni di vita arriva la sua PRIMA USCITA ufficiale. L’euforia è tanta, Elrond appare nervoso e imbizzarrito. Ogni volta che Simona si prepara per andar fuori, vestendosi in modo più carino rispetto alla sua domestica tuta viola, il cucciolo comincia a saltellare come un Jack-in-the-box! Ma molto più mordace. ha quasi strappato la maglia nuova e questo ha incrinato la famosa calma di mia moglie. Guai a toccarle i suoi preziosi vestiti! Comunque sono intervenuto io. Non è che lo abbia tranquillizzato il demonietto dalle fauci a molla. Ho provato anche a ringhiare (e direi che mi esce bene) e col solito “No secco” che ha lo stesso effetto di una goccia di acqua su un incendio forestale! Anzi quando gli ringhio contro il tipo si ribella con maggior decisione. Allora ho fatto ricorso all’ atterramento canino. Ho rimediato una bella ferita sulla mano (ok giusto un po’ di sangue, ma è stato più da strusciamento contro i denti che per i morsetti in sé). Devo dire che dopo due di questi schienamenti Elrond si è tranquillizzato. Collare e guinzaglio. Si parte verso il vasto mondo!
Giornata splendida. Il sole è un occhio benefico piantato in mezzo al corpo azzurro di un cielo intatto. L’aria sa di buono, di freschezza, come se la pioggia di questi giorni avesse lavato via le macchie e i residui delle feste trascorse. Il primo approccio è con un gruppo di colombi grigi che si contendono un tozzo di pane. Elrond li punta, ma fa 2 passi e questi sono già volati via. So che questi uccelli sono portatori sani di molte malattie, così cerco anche di tenerlo alla larga dai loro corpi metropolitani.
Direzione lungomare. quello di Salerno, non ha nulla da invidiare alla Croisette di Cannes, molto rinomata e amata. Anzi devo ammettere che è molto più rigoglioso e pieno di verde, solo che a noi mancano quei magnifici alberghi della cittadina francese come il Carlton o il Majestic. Vabbè Elrond non se ne accorgerà, sarà anche meno chic, ma è stracolmo di gente (ma mi chiedo: a Salerno qualcuno lavora? e i ragazzi vanno ancora a scuola? sono tutti qui!) e soprattutto di cani! Benissimo: inizia la scuola di socializzazione. Mentre scendiamo sul lungomare (che dista si e no 100 metri da casa) chi incontriamo? Il ragionier Caserta (se hai perso questo personaggio lo trovi in questi pezzi: qui e qui)! E’ in auto e vedendo il piccolo Elrond che trotterella tranquillo vicino ai piedi miei e di mia moglie esclama con tono deciso “Bene, si sta comportando proprio bene”. Avuta la benedizione continuiamo il nostro tragitto, passando attraverso il traffico sostenuto di Via Roma. Deve abituarsi subito alle auto. E lui sembra non avvertire paura. Ad essere sincero è un cane che mostra sempre coraggio e curiosità e voglia di esplorazione.
Arrivati sul lungomare: il paradiso della socializzazione! Gente in bici, eserciti di mamme armate di carrozzine e bimbi al seguito, frotte di anziani che non vedono l’ora di fermarsi a carezzare un cagnolino e parlare dei loro trascorsi con gli amici a quattro zampe (ce n’è uno così anziano che credo abbia fatto socializzare il suo con quello di Garibaldi), il mare che carezza lievemente i fianchi della strada, ragazzi che giocano a pallone, atletici giovani impegnati in sudatissime sessioni di jogging. E poi tantissimi cani, di tutte le razze, di tutte le taglie, di tutti i colori. Noi abbiamo la ferma intenzione di dare a Elrond la possibilità di conoscerne quanti è più possibile.
Ciro, il bassotto.
Il primo con cui ha modo di interagire è un bassotto di 10 anni, molto più attento al mare che a Elrond (sembra abbia un istinto suicida. alla sua veneranda età forse la morte per annegamento gli sembra più dignitosa! ha uno sguardo tristissimo). Il nostro cucciolo prova a invitarlo al gioco, ma Ciro sembra proprio non averne voglia. lo tiene una ragazza la quale ci chiede il nome del nostro. Rispondiamo e vediamo la solita faccia a punto interrogativo! Come a dire: un nome più facile no eh?
Alice, il barboncino giocattolo.
E’ la volta di un barboncino toy. Una femmina minuscola, ma molto raffinata. Tutta ricci neri. Abbigliata in un cappottino rosa shocking. Molto snob. Così dopo qualche semplice sniffatina di musi e sederi tutto finisce qui. La storia d’amore non ha avuto futuro.
Sissy e Cuma: beato tra le femmine
I primi veri compagni di gioco sono 2 cani meticci. Uno è legato a una panchina da una signora piuttosto attempata e con qualche segno di senile dissolvenza dell’intelligenza. Molto simpatica comunque. Il suo cane ha qualcosa del border collie e Simona è convinta che lo sia. A me non sembra. Così ci avviciniamo. Ci accorgiamo di quanto sia enorme questo cane.
Simona chiede alla signora “Ma è un border?”. e lei risponde: “No, no è buonissima”. Certo.
Simona ci riprova: “No chiedevo se è un border collie?”.
“No non morde signorì, non vi preoccupate”.
Allora intervengo io: “scusi che razza è?”. La signora ci fa capire che è un incrocio tra un maremmano e un collie. Vabbè lo chiameremo: “border della maremma”. Elrond va subito a conoscerla. è una femmina. Sissy. Ci accorgiamo sempre di più che solo il nostro cane ha un nome impronunciabile. Lei non sembra voler giocare molto. si profila un’altra piccola delusione per lo scherzoso Elrond. Improvvisamente si avvicina una ragazza con un cane sciolto. anzi una cagnetta. Cuma. 5 mesi. Molto atletica. Si interessa a Elrond. Sembrano voler giocare. Allora io e simo prendiamo coraggio e decidiamo di sciogliere anche il nostro. Prende il la anche la signora e libera la sua Sissy. Puro spettacolo. sull’erba morbida delle lunghe aiuole, ai piedi delle robuste palme va in scena un teatrino di rincorse, di salti, di giochi gioiosi. Ci riempie il cuore vedere finalmente il nostro cucciolo divertirsi in questo modo. è un bimbo piccolo e peloso che sembra aver trovato i suoi compagni di gioco (seppur piuttosto più grandi di lui). Beato tra le femmine. Giocano a lungo. non smetterei mai di guardarli mentre lo fanno. Elrond mette spesso la sua pancia alla mercé delle due cagne. si sottomette al potere delle femmine. Ha già capito tutto della vita! quando Cuma va via gioca un po' con la colossale Sissy, quindi lo richiamiamo e lui arriva. Guinzaglio e via.
Roy, un meticcio scatenato e Colette: trés chic!
Arrivati all’elegante corso di Salerno la scena cambia. Molte più persone, molto meno cani. Logicamente (è un cucciolo, bello peloso e dalla faccia irresistibile) la gente impazzisce alla vista di Elrond. Piace a tutti. non riesco a contare quante persone, ragazze, giovani, signore e signori si fermano per dargli una carezza, per elogiarlo con mille parole dolci facendoci sentire orgogliosi del nostro “orsetto” rietino! Qualcuno lo riconosce anche come border collie. tre donne per la precisione. Una di queste (molto raffinata e spigliata) mi fa anche un sacco di domande su dove l’ho preso, sulle sue caratteristiche, sulla sua compatibilità alla vita cittadina. Mi dice che sta facendo tantissime ricerche su questa razza prima di prenderlo. Credo sia l’approccio migliore. Noi ci siamo informati per mesi prima di deciderci. Mentre Simona (che a dire il vero è il punto di riferimento di Elrond, è sempre lei che segue con lo sguardo e sempre lei che cerca per proteggersi) va a fare un giro alla Sisley io resto fuori con il cucciolo e si avvicina a noi un uomo con un cane. Un altro meticcio, che sembra invasato. cucciolo anche lui: 4 mesi. un trovatello, come mi racconta poi il suo compagno umano di guinzaglio: Francesco. Giocano subito, ma Roy (il nome del cane) è davvero scatenato. tormenta il piccolo Elrond che fugge di fronte a tanta irruenza, ma sta al gioco. Si sottomette. si fa mordicchiare le orecchie. e ogni tanto scappa, ma solo per essere subito ripreso. Quando Roy si fa troppo vivace negli atterramenti e nell’abbaiare , però, il nostro cucciolo reagisce. Non se le tiene, come si suol dire in linguaggio da strada. mente sono lì che giocano si avvicina una signora con una cagnolina al guinzaglio (rosa, molto fru fru!). Elrond sembra essere attratto dalla eleganza della bianca cagnolina che scopriamo chiamarsi Colette. Il loro abboccamento (ammusamento è più corretto!) non dà grandi frutti. La cagnolina sembra essere un po' schizzinosa e va via a culo alto, lontano dal muso pioniere di Elrond. Un’altra storia d’amore senza presente,vedremo per il futuro.
Torniamo a casa esattamente dopo ben 2 ore. Una lunga passeggiata, bellissima. Un’emozione. l’inizio di una nuova vita con Elrond, che quando torna a casa ha la sua meritata pappa e poi crolla esausto! Finalmente abbiamo trovato un modo per mettere in pausa questo “moto perpetuo”. E non è finita qui: oggi si va al prato dell’Università a scorrazzare liberi e felici! Ma questa è un’altra storia e sarà raccontata a tempo debito.
Anche nella tromba delle scale di un palazzo cittadino un cucciolo può fare incontri interessanti! Ricordate ieri il Ragionier Caserta? Bene. Nel pomeriggio porto di nuovo Elrond a spasso per il pianerottolo, giusto per fargli prendere confidenza con collare e guinzaglio. Caso vuole che il suddetto “uomo dei numeri” stia in quel momento varcando l’uscio del suo appartamento (sulla targhetta della porta non c’è il suo cognome, ma un enigmatico ed evocativo PATTON, forse per motivi di privacy!). Vede Elrond e lo saluta, poi si rivolge verso sua moglie (fuori campo, cioè che non vedo) dicendo: “cara porta qui Willy”!
Willy?? Il coyote… mi trovo a pensare. Il ragioniere avrà scambiato il mio border per uno struzzo del deserto? Poi ricordo: anche il ragionier Caserta ha detto di avere un cane. Bene!
Ecco, infatti, che sulla porta compare un cane in scala 1:10. Un pincher (lo vedete nella foto, quasi a dimensioni naturali!). Volto regale, pelo lucidissimo. teso ed elettrico come un piccolo soldatino nazista che vuole fare bella impressione sui suoi superiori. Orecchie ritte come Spock di Star Treck, gambe strette come una modella anoressica, sguardo vigile come una sentinella sotto effetto di sostanze psicotrope.
“Ecco il nostro principino”!, sembra voler dire anche la moglie del ragioniere, che incontro oggi per la prima volta. Una donna dall’aspetto gentile, premuroso e materno. Contrasta piuttosto fortemente con l’atteggiamento regale e militare del suo Willy (che invece si intona perfettamente a quel Patton scritto sulla targhetta)!
Principe Willy? A me viene un po' da ridere perché penso a Will Smith (tra l’altro attore che adoro, ma più che altro persona meravigliosa che ho avuto il piacere di incontrare più volte a Los Angeles e di giocarci anche insieme a bowling, dove mi ha massacrato senza pietà! chiusa parentesi): ricordate Willy, il principe di Bel Air?
Porto subito Elrond al suo piano (niente scale con le sue zampe come le mie amiche di FB mi hanno consigliato!). Si incontrano proprio sull’uscio. Io devo tenere obbligatoriamente il cucciolo al guinzaglio, non per paura che combatti col principe, ma perché giù c’è uno strapiombo di 4 piani e poi non vorrei che entrasse nella NON umile magione del ragioniere!
L’incontro procede molto molto bene. Elrond è felice. scodinzola. Si diverte. Invita al gioco più volte il severo cane di 3 anni che dimostra sì e no 3 settimane di vita per quanto è minuscolo! La maggior parte del tempo si annusano il muso. poi Elrond si getta anche pancia all’aria, dimostrando la sua voglia di sottomettersi, quasi implorando il pincher al gioco. Ma Willy resta interdetto e pronto a scattare come una molla. Non abbaia, non ringhia, non fa nulla, se non fare dei piccoli passetti nervosi e paurosi allontanandosi da Elrond. Mi fa ridere il modo in cui muove quella sua testolina scarna con piccoli scatti sussultori.
Il confronto sembra tra un orso e un piccolo salmone nero che sguscia in un torrente, perché Elrond muove quelle sue zampe pelose e grosse provando a riscaldare i “freddi spiriti” del pincher guardingo. Nulla, più di un timido muso a muso non si spinge. Ma sono fiero del mio cucciolo, perché non ha nessun timore, nessuna remora, nessuna riverenza (ma poi mi chiedo: perché dovrebbe averne visto che è giù quasi il doppio del più maturo compagno di NON-gioco?!)
La conoscenza finisce qui. Lo riporto in braccio giù per le scale (non sia mai detto che io sia un fautore di displasie alle anche! Grazie per i consigli, a parte gli scherzi. Ogni vostra parola ci aiuta a crescere nel rapporto con Elrond), consapevole ancora di più di quanto sia fondamentale la socializzazione con gli altri quadrupedi canini per lo sviluppo della personalità del nostro cucciolo. Ormai mancano pochissimi giorni all’uscita e siamo già in fibrillazione.
Sarà come scoprire il Mondo nuovamente!
La vecchia pallina irlandese
Guardare Elrond giocare con la pallina (una vecchia palla da baseball che trovai per strada a Glengarriff – Irlanda – qualche anno fa) è per noi un autentico spettacolo. Ci mettiamo in ginocchio – non nel senso che lo preghiamo – e sussurriamo la parola “pronto”. A quel punto Elrond assume una posa da autentico predatore, da felpato cacciatore dei boschi. E’ come vedere un piccolo lupo pronto ad assalire di soppiatto la preda. Un misto di tenerezza e di rispetto per questa miniatura di cane!
E’ attento a ogni minima mossa del braccio, dei nostri occhi, seguendo la traiettoria del nostro sguardo per intuire la traccia del lancio. Quando la pallina parte lui sa già dove dirigersi e a gran velocità riesce ad afferrarla. A quel punto gli diamo il nostro “bravo” e poi un sonoro “vieni”. La maggior parte delle volte ritorna con la pallina in bocca, fiero come un maggiordomo che sta portando a tavola la pietanza per cui tutti gli ospiti sbavano al pensiero di gustare. a quel punto se molla la “preda” venendo da noi lo ricompensiamo, altrimenti si ricomincia.
Per fare una media su 5 volte (non giochiamo mai a lungo, sia io che elrond condividiamo una certa stanchezza da noia), 3 di queste la riporta. quando non viene da noi se la tiene per sé, ma senza convinzione. O la perde per strada e non va a raccoglierla. Sto studiando le sue sensazioni riguardo a questo gioco. Ancora non mi sono chiare. Alcune amiche di FB mi hanno consigliato di non giocare a pallina. Motivo: si fissa! E si sa il border è un cane monomaniaco a volte.
Un misantropo pecoraio
Simona è una campionessa olimpionica di snuggling! Non arrovellatevi nel ricordare di quale sport si tratti. E’ semplicemente il “piacere di fare le coccole” (in inglese, lingua che preferisco per la sua compattezza e musicalità). Ha una natura incline alla dolcezza, in special modo nei confronti di chi ama! Quindi Elrond sarebbe un suo target ideale. Ma fino ad ora è costretta a fare i conti con una natura molto diversa dalla sua. Elrond non ama essere coccolato. Non gli piacciono le smancerie. (avrà preso dal fiero padre Aragorn?) Almeno così è per adesso. Non so se attiene al suo temperamento, al suo carattere o alla fase di reciproca scoperta tra noi e lui che ancora non gli permette di fidarsi al 100%. Però devo notare che è molto più propenso a farsi “maneggiare” dagli estranei che vengono a trovarci, finendo anche a pancia all’aria per farsi carezzare. Povera Simona… voleva un morbido cucciolo da snugglare e si ritrova uno scorbutico e misantropo pecoraio!
Non Aprite quella porta!
Oggi finalmente il collare. Questa mattina. L’ho attirato verso la porta. Non è difficile, ormai segue abbastanza bene il mio VIENI. Mi sono armato di piccoli “premi” (un po' di scagliette di pecorino… lui ama le pecore no? se non può radunarle, facciamogliele almeno gustare come prodotto caseario) e di pazienza. Appena infilato il collare con l’aiuto di Simona ha cominciato a tramutarsi in Furia cavallo del West! Ma il magico potere del cibo fa miracoli! Premietto e si è calmato. Poi ho fatto tintinnare le chiavi appese alla maniglia. ha prestato attenzione inclinando la sua testolina curiosa di lato. a questo punto ho agganciato il guinzaglio e subito mi sono diretto verso il “misterioso mondo oltre la porta”.
Credetemi è stato sensazionale. Nemmeno un capriccio. Nemmeno una bizza. siamo partiti insieme alla scoperta di quell’universo meraviglioso che è il PIANEROTTOLO di casa! (che tristezza, ma è l’inizio no?). Elrond è curiosissimo. Spargo un po' di formaggio in terra così che annusi e associ l’esperienza a qualcosa di positivo. Si dimentica del collare, del guinzaglio. Vuole scoprire. Diversi gradini più su c’è il Ragionier Caserta (sembra un nome preso in prestito da un film di Luciano De Crescenzo, ma esiste giuro!) che si interessa a Elrond. Lo chiama. Elrond che ama le persone si fa prendere dalla foga di andargli incontro e allora vince subito il timore degli alti scalini (siamo nel centro storico cittadino, qui ogni gradino è una piccola scalata). Li sale uno alla volta, sempre supervisionato da me che lo tengo al guinzaglio. Raggiungiamo il ragioniere che lo ricompensa con delle belle carezze sotto il muso. Lui ha un pincher – il parente piccolo e schizofrenico del doberman. Lo sento abbaiare anche attraverso la sua solida porta blindata. Per scendere è più complesso. Elrond proprio non vuole o ha paura. Così per non restare tutto il giorno nel mio palazzo, lo prendo in braccio e scendiamo. Ancora un po’ di perlustrazione e via, a casa. ricompenso il piccolo con un altro infinitesimale pezzo di formaggio e lo libero del collare.Oggi ci riproviamo.