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lunedì 4 luglio 2011

QUANDO IL BORDER COLLIE DIVENNE UN IPPOPOTAMO

Prima di prendere un cane non potevo immaginare che la vita insieme sarebbe stata costellata di tanti piccoli incidenti, di ansie da prestazione (cioè sul come tenerlo al meglio) , da angosce ipocondriache, da una interminabile “serie di sfortunati eventi”(citando il film “Lemony Snicket”) .

Elrond, barone di Petrademone, sin dall’inizio della sua vita con noi si è dimostrato un ostinato cacciatore di guai. Dalla zampa quasi fratturata a 5 mesi alla erlichiosi (la malattia delle zecche) presa lo scorso anno, dall’hot spot curato con bendaggi e collare elisabettiano a una forma temporanea di piccola alopecia sul muso, da calzini ingurgitati (ed espulsi) con famelica ingordigia al sangue nelle feci (che alla fine non era assolutamente nulla di grave). Il campionario di spaventi che io e Simona ci siamo presi ha messo a dura prova le nostre fragili coronarie. Per dei tipi apprensivi come noi, anche un suo starnuto può diventare causa di interminabili ricerche su internet – che mi sento di sconsigliare vivamente a chiunque avesse qualche dubbio medico sia per sé che per i propri cari, a dar conto alle ricerche su google una semplice cefalea può essere il sintomo sicuro di un tumore cerebrale - e corse dal veterinario.

Ultimo sfortunato evento in ordine di tempo è capitato il 16 giugno scorso. Ecco la cronaca di questa mattinata di terrore.

Sto per andare al lavoro. Ma prima di questo devo portare l’auto in concessionaria per un tagliando. Gioco con Elrond, ma questa volta non seguo la solita routine che prevede un po’ di esercizio fisico al campo sportivo di Giffoni – con corse sfrenate insieme. Non ho il tempo per farlo. così gioco nel patio di casa. Tira&molla con la corda intrecciata, lancio della pallina e amenità del genere. Lascio Elrond a Simona e mi avvio dal mio amico che prenderà in consegna l’auto per portarla al concessionario per il tagliando. Gli do le chiavi dell’auto e mi avvio verso la Cittadella del Cinema, il mio posto di lavoro. Arriva una telefonata da Simo. Il suo nome sul cellulare già mi preoccupa. l’ho lasciata da 5 minuti, perché dovrebbe chiamarmi?

Apro una parentesi su Simona. Lei è famosa per la sua inclinazione drammatica nella percezione dell’esistenza. Nel senso che ha la capacità di ingigantire qualsiasi accadimento tanto da farlo diventare un evento! Più volte ho rischiato l’infarto per i suoi allarmi lanciati in casa, praticamente per nulla. “Manlio corri!” arrivo in cucina, per esempio, e trovo semmai un po’ d’acqua in terra. Ma così poca che anche una zanzara la rifiuterebbe come pozzanghera in cui depositare i propri zanzarini! Oppure esordisce al telefono: “devo dirti una cosa importante”. Io comincio ad agitarmi e alla fine era qualcosa di talmente poco significativo che avrei voglia di mangiarmi il cellulare! Lei è fatta così, ha un tono e una espressione delle emozioni sempre molto “plateali”. Chiusa parentesi.

Eravamo alla telefonata.
“Dimmi Simo che c’è?”
“Una cosa grave…. Elrond ha un bubbone vicino all’occhio”
Io sospiro, immagino questo rigonfiamento invisibile ad occhio nudo ed anche al microscopio.
“No davvero, Manlio, si sta gonfiando”.
“Simo, ho già dato le chiavi dell’auto. Forse te lo stai immaginando”.

Lei non è convinta, ma chiudiamo la telefonata. Passa un minuto e mezzo. Ora è quasi isterica al telefono “Gli si sta gonfiando la faccia! Sta diventando come un pallone”. Comincio ad innervosirmi! Non ho più l’auto e a casa si sta consumando una tragedia. Faccio una corsa. Per fortuna l’amico a cui ho dato le chiavi è un “perditempo olimpionico”. Dote che di solito mi dà sui nervi, ma questa volta si rivela preziosa. Ancora non si è mosso con la mia auto e così posso recuperarla per fiondarmi a vedere se Elrond davvero si sta gonfiando o è Simona ad aver dilatato la verità.

Arrivo a casa in 2 minuti netti. Apro la porta e mi trovo di fronte un cane che vagamente somiglia a Elrond. Ha la testa 2 volte la sua! Il suo muso stretto e regale ha lasciato il posto al volto di un ippopotamo bianconero (eventuali riferimenti a juventini è assolutamente non voluto). I livelli della mia apprensione raggiungono vertiginosamente lo stato d’allarme  rosso. Il primo sintomo è che smetto di ragionare e la paura sottrae sangue al mio cervello. Agisco, prima di pensare. Così carico subito Elrond in auto, trascino Simona in ciabatte accanto al posto di guida. Abbiamo già sentito il veterinario, Luca, che ci dice di portarlo subito da lui perché si tratta di uno shock anafilattico. Chissà forse causato da una puntura di vespa.

Giffoni – Salerno. 25 km di strade tortuose percorsi nel tempo record di 16  minuti, quando di solito ne impiego più del doppio. Sorpasso che sembro Schumacher ai tempi d’oro. Infrango almeno 13 leggi stradali (tipo sorpasso col rosso e doppia striscia continua) rischiando di perdere più punti sulla patente di quanto se ne possano accumulare in 3 esistenze.

Mentre guido come un forsennato cerco di capire cosa abbia potuto procurargli questa reazione allergica. È incredibile, ogni mattina da mesi facciamo una strada di simil-campagna con tanti insetti, erbacce e cose del genere e non gli è mai successo nulla, la prima mattina che restiamo nel pulito e tranquillo patio di casa mi ritrovo un cane gonfiato ad elio!

Arriviamo a destinazione. Apro lo sportello di dietro dell’auto e ci accorgiamo di aver dimenticato il guinzaglio a casa. Abbiamo parcheggiato a poche decine di metri dal veterinario, ma attraversare la strada n queste zona di Salerno con Elrond senza guinzaglio equivale a mandarlo a sicura morte! C’è il traffico di punta di una città in cui sembra che la mattina nessuno lavori! Ah benedetto Sud!

Non mi perdo d’animo. Mi sfilo la cintura Diesel dai pantaloni e la faccio passare nell’anello del collare. Lo affido a Simona, mentre vado a mettere a posto l’auto. La scena è alquanto ilare: Simona in ciabatte che porta al guinzaglio/cintura di pelle un cane dalla faccia simile ad un ippopotamo!

Quando entro anche io dal veterinario Elrond ha già avuto la sua puntura di cortisone. Luca e Amelia, i nostri veterinari, mi spiegano cosa è potuto succedere e come fare la siringa intra-muscolare nel caso capiti ancora. Mi dicono che la faccia (loro sono i primi a farmi notare la somiglianza del mio cane con l’animale della savana che sguazza nelle pozzanghere fangose ed è conosciuto scientificamente col nome di Hippopotamus amphibius) si sgonfierà nel giro di 24 ore.

Che pena a guardarlo così. Sembra molto più tonto e più goffo con questo viso, ma ancora una volta mi rendo conto di quanto il nostro amore per questo cane sia infinito e ogni suo piccolo problema diventi per noi causa di affanni senza pari!

Comunque il mattino dopo la sua faccia spiritata da diavoletto peloso è tornata perfettamente come prima. E l’ippopotamo ridivenne un border!


domenica 29 agosto 2010

DA PASTORE A SIGNORE DI CORTE: un border collie con collare elisabettiano

collare elisabettiano 3

 

L’eczema umido alla zampa anteriore destra non guarirà facilmente se continua a tenere la fasciatura. Il veterinario ce l’ha detto chiaramente. Quindi ieri abbiamo preso la decisione di liberarlo da questo ridicolo “calzino” imbottito che lo faceva somigliare al capitan Achab di Moby Dick (inquietante sentire elrond nella notte camminare per casa con il rumore sordo come di chi si trascina le scarpe sul suolo per procedere pigramente) e abbiamo optato per il (più grottesco ancora) “collare elisabettiano”.

 

il nome di questo cono di plastica che si piazza intorno al capo del malcapitato cane cerca di nobilitare un aggeggio che è quantomeno scomodo per loro e risibile per chi lo guarda. però a volte diventa una necessità. Elrond continuerebbe a leccare i due piccoli eczemi che ha sulle falangi e quello che ha sul lato della zampetta, aggravandone la situazione. così siamo andati dal nostro negoziante di fiducia e lo abbiamo preso.

 

collare elisabettiano 2Farglielo indossare non è stata impresa difficile. con curiosità Elrond si è avvicinato al collare e ha inserito, quasi spontaneamente, la testa nell’infernale cono. una volta indossato si è tramutato in Furia Cavallo del West. dimenandosi e scalpitando come se fosse stato improvvisamente morso da una tarantola o un demone antico fosse entrato in lui dalle orecchie. nelle fasi concitate dei primi istanti ha sbattuto contro i muri, le sedie, il divano, le nostre gambe. pensavo che volesse sfasciare casa per vendicarsi della tortura a cui lo stavamo sottoponendo.

 

Poi però gli abbiamo dato un osso appena comprato. meglio di un esorcismo riuscito bene, la cosa ha funzionato. il demonio in lui si è placato e ha riacquistato la sua consueta tranquillità domestica. ilproblema è che lui è abituato a tenersi l’osso con le zampe mentre comincia a rosicchiarlo. e il collare elisabettiano non gli permette questa manovra. così per evitare che si innervosisse ulteriormente lo aiutavamo tenendoglielo fermo per lui.

 

Non contenti ci siamo messi a giocare un pò per casa. così da fargli avere una percezione positiva del casco alieno. ogni tanto lo liberiamo, gli facciamo prendere un pò aria. poi lo rimettiamo, ogni volta accompagnando la “vestizione” con una manciata di croccantini. associazione positiva, no?

 

Credo che abbia funzionato. ora indossa e si tiene questo collare con apparente tranquillità, andandosene in giro per casa come un cicisbeo un pò annoiato presso la corte della Regina Elisabetta. ogni tanto fa la lotta con l’osso, ma anche la  notte è trascorsa placida. ogni tanto sbagliando a prendere le misure sbatte contro qualche oggetto di casa, ma complice il caldo asfissiante della quasi africa in cui viviamo e delle corse sul lungomare al mattino e alla sera, riposa molto durante il giorno sognando prati immensi in cui nessun collare “spaccamaroni” possa limitare la sua voglia di fare!

 

 

collare elisabettiano

lunedì 23 agosto 2010

UN CANE NUOVO DI “ZECCA”

Elrond fasciato
Dopo alcuni mesi di inattività il blog di Elrond riprende a vivere.
ne sono successi di avvenimenti da quando aveva 4 mesi ad oggi (dopodomani ne compie 10), ma sorvolerò per venire alla stringente attualità.

Un’ordinaria domenica di terrore
calda domenica 22 agosto. pomeriggio. A casa mia sono venuti a trovarmi alcuni amici. tra questi c’è Luke, uno dei miei più vecchi compagni di lavoro e di risate. cito lui perché alla prima (e fino a ieri unica) volta che era stato nel nostro nuovo appartamento aveva assistito alla scena macabra – che sembrava uscire direttamente da un film sulla linea di ALIEN o di uno splatter alla HOSTEL – di Elrond che rigurgita sulle mattonelle candide un calzino nero, così lungo che sembra appartenere a un orco delle fiabe. “non è possibile che quella “cosa” era dentro il tuo cane!” esclama esterrefatto e distrutto dalla visione.
Torniamo a ieri. Stiamo parlando amabilmente quando mi accorgo che sul pavimento ci sono delle chiazze di sangue. Immediatamente penso che Elrond si è procurato un taglio sotto i cuscinetti della zampa. con una manovra di avvicinamento degna di un marine addestrato alla guerriglia urbana mi avvicino al quadrupede, molto molto restio a farsi “maneggiare”. ha come un sesto senso per le nostre attenzioni mediche!
Riesco a bloccarlo e controllo. niente sangue dalle zampe. il mistero si infittisce. piovono le ipotesi dai miei amici. allora passo la palla (di pelo) a Simona. la quale comincia a maneggiare il piccolo. dopo un po’ l’amaro verdetto! ha trovato una zecca!
In casa sento serpeggiare il terrore. un mio amico di Roma guarda l’orologio nervosamente. è ora di tornare a casa. l’aspetta un lungo viaggio verso la capitale. è in harley davidson, meglio prendere la strada. gli altri cominciano a dare consigli su come estirpare il temibile emotofago dalla carne del mio cane. Luke ricorda una puntata di DOCTOR HOUSE in cui una zecca si impianta nella zona vaginale di una ragazza causandole le più grandi atrocità che mente umana ricordi (sconsiglio quella serie TV agli ipocondriaci e paranoici come me!)
Simona si arma di pinzette e con precisione chirurgica estrae l’animale. ma dopo un poco scopre che ce ne sono ancora attaccate alla sua pelle. a questa notizia gli amici restanti salutano per degli impegni improvvisi e veloci, come valentino rossi quando si accende la luce verde dei semafori del gran premio, prendono la via della porta. (consiglio utile: quando avete ospiti indigesti a casa – non era il mio caso ieri – tenete una zecca di scorta a casa e cacciatela al momento in cui decidete che ormai la serata è durata troppo. risultato assicurato). immagino Luke cosa possa pensare: due volte a casa mia, due volte Elrond si è tramutato in un “veicolo del male”!

Le grandi manovre – ovvero guerra alla zecca
Presto entriamo in zona incubo. quello che sembrava un’isolata presenza nefasta diventa la punta di un iceberg raccapricciante. scopriamo che Elrond è diventato un condominio a prezzi stracciati per zecche assetate di sangue. con enorme difficoltà placchiamo il nostro border (per chi è pratico di football americano lui è peggio di un running back da All Stars: sguscia e corre senza possibilità di essere fermato, a meno che non lo chiudi in un angolo e ti prepari a mosse di bloccaggio da maestro yoga).
Scopriamo che questi schifosissimi avanzi di creato hanno colonizzato anche la zona genitale e lì non sarà bello intervenire. infatti Elrond accenna a morderci (ma non lo farebbe mai, sono solo avvertimenti) e ringhia come Cujo, il cane infernale. comunque l’operazione va avanti e mentre io lo reggo (con enormi difficoltà), Simona continua a pinzettare via le zecche che poi ripone in un tovagliolino di carta, lo impacchetta e lo schiaccia per benino. Questo pacchetto macabro finisce nel wc dove lo attende una potente tirata di sciacquone. certo potremmo anche bruciarle prima (o piantare dei paletti di frassino nei loro cuori – ammesso che lo abbiano – o spararle con delle pallottole d’argento), ma ci sembrava un trattamento eccessivo, neanche dovessimo uccidere uno di quegli alieni immortali che infestano la terra nei film di fantascienza.
alla fine della serata (dopo oltre un paio d’ore di operazione) contiamo oltre 60 zecche estratte e purtroppo ci rendiamo conto che ce ne sono molte anche sul pavimento. ancora vive e dannate. stiamo attenti a non schiacciarle. abbiamo letto in qualche pagina di Santo Internet che se lo fai rischi di spargere ovunque le loro uova. proprio non ci va di avere del caviale di zecca che prolifera nel nostro appartamento (e intanto l’immagine già so che mi terrorizzerà per giorni).
Andiamo a dormire con un peso sul cuore. siamo due apprensivi cronici (io e simo) e già immaginiamo le “peggio cose”.

Dal veterinario

In questo periodo attendo la nuova auto che sostituisce il mio maggiolone cabrio, immolato alla causa di Elrond. per questo siamo a piedi. e così per raggiungere il nostro veterinario ci aspettano 3 km ad andare e 3 km  a tornare armati solo di scarpe ginniche (sapendo bene che il buon Elrond si ferma o vuole fermarsi a tutti gli alberi, tutti i lampioni, tutti cassonetti lungo la strada), nel bellissima calura afosa di questo lunedì d’agosto.

Verdetto del veterinario: facciamo del frontline combo che ucciderà le zecche rimaste e protegge anche a livello “ambientale”. facciamo il vaccino contro la malattia di Lyme (logicamente se ora l’ha presa non possiamo certo così debellarla) e a metà settembre analisi del sangue per vedere eventuali patologie. disinfestazione con biokill da spruzzare per casa, senza esagerare. in più ha riscontrato uno hot spot (termine molto più chic che sostituisce l’antico e più terrorizzante: “eczema umido”) sulla zampa anteriore destra che ha subito curato con una medicazione e per evitare che con la lingua continui a farsi del male, ha anche fatto una bella fasciatura (come potete vedere nella foto su). i guai per Elrond non finiscono mai. come ha detto il buon Mauro Massi: “i border si rompono facilmente, ma con altrettanta facilità si mettono a posto”.

Torniamo a casa con un elrond fasciato e la speranza che guarisca presto.

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