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| Elrond a 2 mesi, prima foto a casa nostra |
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| A tre mesi, un piccolo boss |
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| lo sbadiglio del diavolo, a quattro mesi |
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| uno sguardo da adulto, cinque mesi |
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| In spiaggia pronto per la palla, a sei mesi |
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| Elrond a 2 mesi, prima foto a casa nostra |
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| A tre mesi, un piccolo boss |
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| lo sbadiglio del diavolo, a quattro mesi |
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| uno sguardo da adulto, cinque mesi |
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| In spiaggia pronto per la palla, a sei mesi |
L’eczema umido alla zampa anteriore destra non guarirà facilmente se continua a tenere la fasciatura. Il veterinario ce l’ha detto chiaramente. Quindi ieri abbiamo preso la decisione di liberarlo da questo ridicolo “calzino” imbottito che lo faceva somigliare al capitan Achab di Moby Dick (inquietante sentire elrond nella notte camminare per casa con il rumore sordo come di chi si trascina le scarpe sul suolo per procedere pigramente) e abbiamo optato per il (più grottesco ancora) “collare elisabettiano”.
il nome di questo cono di plastica che si piazza intorno al capo del malcapitato cane cerca di nobilitare un aggeggio che è quantomeno scomodo per loro e risibile per chi lo guarda. però a volte diventa una necessità. Elrond continuerebbe a leccare i due piccoli eczemi che ha sulle falangi e quello che ha sul lato della zampetta, aggravandone la situazione. così siamo andati dal nostro negoziante di fiducia e lo abbiamo preso.
Farglielo indossare non è stata impresa difficile. con curiosità Elrond si è avvicinato al collare e ha inserito, quasi spontaneamente, la testa nell’infernale cono. una volta indossato si è tramutato in Furia Cavallo del West. dimenandosi e scalpitando come se fosse stato improvvisamente morso da una tarantola o un demone antico fosse entrato in lui dalle orecchie. nelle fasi concitate dei primi istanti ha sbattuto contro i muri, le sedie, il divano, le nostre gambe. pensavo che volesse sfasciare casa per vendicarsi della tortura a cui lo stavamo sottoponendo.
Poi però gli abbiamo dato un osso appena comprato. meglio di un esorcismo riuscito bene, la cosa ha funzionato. il demonio in lui si è placato e ha riacquistato la sua consueta tranquillità domestica. ilproblema è che lui è abituato a tenersi l’osso con le zampe mentre comincia a rosicchiarlo. e il collare elisabettiano non gli permette questa manovra. così per evitare che si innervosisse ulteriormente lo aiutavamo tenendoglielo fermo per lui.
Non contenti ci siamo messi a giocare un pò per casa. così da fargli avere una percezione positiva del casco alieno. ogni tanto lo liberiamo, gli facciamo prendere un pò aria. poi lo rimettiamo, ogni volta accompagnando la “vestizione” con una manciata di croccantini. associazione positiva, no?
Credo che abbia funzionato. ora indossa e si tiene questo collare con apparente tranquillità, andandosene in giro per casa come un cicisbeo un pò annoiato presso la corte della Regina Elisabetta. ogni tanto fa la lotta con l’osso, ma anche la notte è trascorsa placida. ogni tanto sbagliando a prendere le misure sbatte contro qualche oggetto di casa, ma complice il caldo asfissiante della quasi africa in cui viviamo e delle corse sul lungomare al mattino e alla sera, riposa molto durante il giorno sognando prati immensi in cui nessun collare “spaccamaroni” possa limitare la sua voglia di fare!
Arrivati in strada il suo pensiero fisso non è camminare, passeggiare o godersi lo spettacolo, bensì caracollarsi sul lungomare, che nella sua mente è una luna park. E non posso dargli torto. avendo eliminato molti dei giocattoli a casa, per dargli un pò di regole e non rendere l’appartamento una rovina post-atomica, abbiamo trasferito il “momento ludico” in strada e in particolare proprio sul lungomare. quindi per lui camminare in strada significa raggiungere il prima possibile il luogo eletto. Elrond ha imparato a riconoscere ogni “affluente” che dal corso principale porta a questa “croisette” in salsa meridionale (a sinistra ne vedete un’immagine serale) e così appena si profila una di queste strade, testa giù e forza di un piccolo trattore per portarci a giocare.
Dieci mesi con Elrond. La piccola peste che correva in giro per casa e aveva deciso che era arrivato per noi il momento di cambiare di divano e tappeto, ora è un cane. equilibrato e tranquillo (per quanto la sua natura di border glielo permetta), concentrato e simpatico. ma veniamo a farne una sorta di carta di identità per conoscerlo un po’ meglio – qualcuno di voi gentili lettori potrà pensare “si ma a che pro? perché dovrei conoscerlo meglio?”. la risposta non la conosco. ma se avete la pazienza di andare avanti forse si può creare un territorio di confronto tra il mio e i vostri amici in pelo, lingua e zampe.
Fobie.
Un uomo è le sue paure. Scrisse Kafka (per inciso il mio scrittore preferito, tanto che sulla spalla ho il tatuaggio con la sua K autografa). questo vale pure per i cani a mio parere.
Elrond non ha particolari paure. I botti gli fanno un baffo. Una volta eravamo sul lungomare – tanto per cambiare… ormai la gente pensa che il mio lavoro sia il dogsitter o il nullafacente, visto la quantità di tempo che dedico a questa dolce attività – e nel cielo sono comparsi improvvisamente dei fuochi d’artificio. Elrond è schizzato sull’attenti e la testa è diventata tutta un fremito. le sue orecchie paraboliche (vedere le foto per credere – sono così grandi che forse dovrei farle omologare al PRA e farci mettere su la targa!) si muovevano in tutte le direzioni. e improvvisamente ha cominciato a correre in direzione delle coreografie pirotecniche nel cielo, saltellando allegramente come una vispa teresa sui prati del lungomare. mentre gli altri cani andavano chi a tuffarsi sotto gli alberi, chi a nascondersi dietro le gambe dei padroni, chi a tuffarsi a mare disperato, chi ad abbaiare istericamente, come una comare che strilla contro il pudore offeso da un giovane screanzato!
le auto non lo spaventano, né le rincorre. più che altro a volte si affaccia ai finestrini delle macchine parcheggiate per strada. così come a voler vedere chi c’è dentro, con la naturalezza di un “guardone” e la curiosità di un ficcanaso perdigiorno. a volte si ferma a fissare le persone che sono al volante, sempre mentre l’auto è ferma. resta così tanto in posizione da metterle in imbarazzo. Alcuni giorni fa un signore di una certa età – con una buona dose di spirito – allo sguardo fisso di Elrond che era rimasto impalato a osservarlo, si è rivolto a lui con queste parole: “scusate brigadié megg’ scurdat patent’ e librett’ a cas’” (traduzione per i non madrelingua del dialetto campano “scusate brigadiere, ho dimenticato a casa la patente e il libretto!”)
Non è una fobia, ma diciamo che proprio non sopporta il rumore delle tende veneziane. in particolar modo c’è un balconcino dei nostri dirimpettai (e vivendo nel centro storico la distanza che ci separa potete immaginare che è piuttosto ridotta) che è un vero tormento per i nostri timpani. perché ogni qual volta le persone di fronte tirano su le veneziane, Elrond – memore delle parole del gladiatore Massimo Decimo Meridio - “scatena l’inferno”. Abbaiando come un forsennato in posizione di difesa del territorio, tanto che ormai i vicini ci hanno fatto il callo. anzi la signora di fronte ha due nipotine che impazziscono per Elrond, il quale a sua volta – visto che fanno rumore con le veneziane – amerebbe tanto sbranarle! (si fa per dire, lui è pazientissimo con i bambini). e la nonna dice “avete visto che bello il cagnolino!” mentre in quel momento elrond si è trasformato in un feroce cane da guardia e sembra un ossesso. alla faccia del cagnolino!
stiamo lavorando affinché perda questa cattiva abitudine, ma per ora speriamo più che altro che la famiglia di fronte esca il meno possibile sul proprio balconcino.
In casa Elrond ha un certo rispetto reverenziale per l’albero-attaccapanni. no… non è un personaggio di una fiaba illustrata o di una avventura fantasy, piuttosto è un vero tronco di albero del caffé brasiliano che io ho in casa a mo’ di attaccapanni. (potete vederlo nella foto accanto). Qualche tempo fa, il “nostro” aveva circa 5/6 mesi, si mette a giocare con una busta appesa a uno dei rami. Tira e tira, logicamente l’albero traballa e viene abbattuto. vi lascio immaginare il fragore (non proprio come quando viene tirata giù una sequoia secolare, ma sul pavimento di casa fa un bell’effetto… chiedere alla famiglia che abita sotto da noi). credo che voi possiate immaginare anche la reazione del prode Elrond, che coda tra le zampe e faccia a siluro (chiamo così quando le orecchie spariscono sulla testa e la conformazione della testa diventa aereodinamica, per correre più velocemente) è scappato nel punto più distante della casa. da allora l’albero per lui è vivo (neanche fosse uno di quelli della Vecchia Foresta ne IL SIGNORE DEGLI ANELLI) e ha un pessimo carattere. quindi quando deve avvicinarsi, per forza, visto che è posizionato accanto alla porta di casa.. lo fa con delle manovre circospette e disegnando immaginari cerchi intorno per trovarsi al raggio più distante possibile dal signore attaccapanni!
Questo è il resoconto fedele dell’ultima avventura di Elrond, così come mi è stata narrata da colei che l’ha vissuta (mia moglie Simona), perché io ero fuori – come ogni weekend.
Uno degli spazi più belli dove portar a scorrazzare Elrond è l’università degli studi Salerno, le cui facoltà scientifiche sono dislocate a Baronissi, tra ampi pianori erbosi, dolci declivi e pulitissime zone alberate.
Così, quando può, Simona si avvia con il nostro cucciolo in facoltà. Lì Elrond si scatena, correndo libero e gioioso e ignaro delle dinamiche intellettuali, culturali e accademiche che prendono vita nei bui recessi di quegli edifici.
I prati universitari sono adiacenti a campi di contadini e ad aree destinate al pascolo. anche di pecore.
Ma quello che si è presentato di fronte agli occhi increduli di mia moglie, non era una tenera e haidesca (da Haidi) pecorella, ma un cocciuto e pinocchiesco asino. Un asino dalla testa enorme e dal muso lunghissimo. Il ciuchino si era allontanato dalla sua mandria, per arrampicarsi lentamente sul dorso della collinetta che portava al posto dove Simona correva con Elrond.
Alla sua vista Simona si è un po' spaventata. Siamo poco avvezzi, noi grigi esseri di città, al contatto con la natura e i suoi abitanti, così presenti nel nostro immaginario culturale, ci appaiono come alieni una volta visti da vicino.
Ed Elrond? Inizialmente ha guardato questo bestione dall’espressione poco intelligente con l’aria di chi non sa quali pesci pigliare. Quell’espressione da punto interrogativo che compare al posto del suo volto sempre attentissimo.
Quando l’asino si è avvicinato ancora di più, forse ha acceso nel nostro cucciolo il software del border collie. Quel programma che la Natura e il suo sangue hanno geneticamente predisposto di default nel corpo di questo cane speciale. Nato per radunare, born to gathering!
Così ha cominciato ad abbaiare con la sua voce stentorea, correndo intorno all’asino imbesuito. Poi per farlo spostare ha cominciato a puntare le sue zampe.
Abbai sempre più grossi e saltelli da pastore veterano, sguardi decisi e assertivi, ancora abbai.. finché il povero asino non ha potuto fare altro che muovere il suo pesante culo e dirigersi verso il suo gruppo, con l’aria di chi pensa “ma guardo sto cagnetto… non poteva farsi gli affari suoi… una volta che mi allontano per starmene per fatti miei!”.
Intanto Elrond si è misurato per la prima volta nella sua giovane vita con il richiamo della sua natura e della sua inclinazione istintiva a radunare, come un sergente di ferro stile Full Metal Jacket o come una maestra elementare vecchio stampo, di quelle zelanti e un pò petulanti! Care vecchie maestre!